Archive for 2018

LA SCUOLA SOSPESA. Nuove prospettive sulla didattica per competenze e sulla standardizzazione dei saperi.

giovedì 20 dicembre 2018


Sede Nazionale: Viale Manzoni, 55 - 00185 ROMA, Tel. 06/70452452 
Sede Provinciale: via del Lanificio 19 –  TERNI, Tel. 348 635443 cobastr@yahoo.it

TERNI, 20 DICEMBRE 2018
SCUOLA MEDIA “LEONARDO DA VINCI”, VIA LANZI 15, 05100 TERNI
LA SCUOLA SOSPESA.
Nuove prospettive sulla didattica per competenze e sulla standardizzazione dei saperi.
CORSO DI FORMAZIONE NAZIONALE E DI AGGIORNAMENTO PER IL PERSONALE DELLA SCUOLA PUBBLICA STATALE PER OGNI ORDINE E GRADO


Mattina           ore 8.30-13.30
Catia Coppo, referente provinciale Ore 17.30 .18.00: Conclusioni
·         Ore 17.30 .18.00: Conclusioni
·        cesp Terni: Registrazione dei partecipanti e intervento introduttivo
·        Nino de Cristofaro, docente di storia e filosofia, Cesp Catania: “Si può insegnare nella scuola delle competenze?
·        Elisabetta Grimani, docente di lettere, Cesp Terni: “Dalla didattica delle conoscenze alla didattica delle competenze.”
·        Renata Puleo, già dirigente scolastico Roma, Redattrice de ”Appello per la scuola pubblica”: Competenze: cum-petere oppure con-petere? L’educazione del soggetto tra socialità e individualismo.”
·        Giovanni Carosotti, docente di storia e filosofia, autore: “La recente elaborazione teorica della didattica per competenze: tra impotenza epistemologica, arroganza ideologica e attacco alla libertà d’insegnamento.”
Pomeriggio   ore 14.30 – 17.30
LABORATORI OPERATIVI (gruppi di lavoro con tutor)
·        Nino De Cristofaro, Catia Coppo e Elisabetta Grimani, Giovanni Carosotti 

IL CESP è Ente Accreditato/Qualificato per la formazione del personale della scuola (Decreto Ministeriale 25/07/06 prot. 869)
ESONERO DAL SERVIZIO PER IL PERSONALE ISPETTIVO, DIRIGENTE,  DOCENTE E ATA
con diritto alla sostituzione, ai sensi dell’art. 64, commi 4-5-6-7 del CCNL 2006/09 - CIRC. MIUR PROT. 406 DEL 21/02/06)
partecipate al corso di formazione del 
CESP-CENTRO STUDI PER LA SCUOLA PUBBLICA.
 E' UN DIRITTO PER DOCENTI ED ATA, A TEMPO DETERMINATO ED INDETERMINATO AI SENSI DELL'ART. 64 CCNL! 
SCARICATE QUI IL PROGRAMMA E LA DOMANDA DI ESONERODA PRESENTARE AL PROTOCOLLO.
POTETE ISCRIVERVI SULLA PIATTAFORMA SOFIA O DIRETTAMENTE AL CONVEGNO.
LA PARTECIPAZIONE E' GRATUITA.

Scuola, maxi-aumento ai presidi: 460 euro in più al mese da gennaio

domenica 16 dicembre 2018

Il modello di preside podestà della scuola azienda
 premiato dal governo per il lavoro che fa, tra ASL
e "competenze" per i padroni!
la fonte è il giornale di confindustria, che valuta positivamente i rilevanti aumenti degli agenti della scuola azienda che deve addestrare manodopera in formazione alla flessibilità, alle competenze (non ai saperi, che potrebbero pensare criticamente), all'obbedienza e al lavoro gratuito. All'ASL in una parola! 
Quell'aumento lo Stato lo dovrebbe dare a chi manda avanti la scuola pubblica: docenti ed ATA. 500 euro netti per tutti! Altro che i 14 euro previsti dall'attuale governo di razzisti e peracottari!!

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci, Il Sole 24 Ore, 15.12.2018

– Sotto l’albero di Natale arriva un gradito regalo per i 7.452 presidi italiani. Nella notte tra il 13 e il 14 dicembre all’Aran è stato firmato il nuovo contratto 2016-2018 che, tra l’incremento del 3,48% (previsto per la generalità dei dipendenti pubblici) e l’allineamento della retribuzione di posizione parte fissa ai valori riconosciuti alle altre figure dirigenziali pubbliche, comporterà, per i dirigenti scolastici, un maxi-aumento medio di circa 460 euro netti mensili (pari a un incremento lordo annuo di circa 11mila euro)
Interessati al rinnovo – seppure con aumenti stipendiali più contenuti – anche i 353 dirigenti di università ed enti di ricerca, per un totale, quindi, di 7.805 persone.
Per il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, si «tratta di un risultato di grande importanza». Soddisfazione è stata espressa anche dal presidente dell’Anp, l’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, soprattutto per quanto riguarda l’avvicinamento stipendiale rispetto agli altri dirigenti dello Stato: «È un primo passo significativo nel percorso verso la perequazione retributiva completa, che chiediamo da anni».
Ai 460 euro netti in più al mese si arriva sommando l’incremento “standard” del 3,48%, pari a 160 euro lordi al mese, circa 80 euro netti, ai 380 euro netti aggiunti sulla retribuzione di posizione parte fissa, che sale di 9mila euro, passando da poco più di 3.500 euro a oltre 12.500 (per quest’ultima operazione, nella manovra 2018, sono stati stanziati 37 milioni nel 2018, 41 nel 2019, 96 nel 2020, oltre ai 35 milioni previsti dalla Buona Scuola).
Oggi una busta paga dei presidi oscilla tra i 2.500 e i 3mila euro netti al mese a seconda dell’avvenuta “promozione” (ci sono infatti gli ex “direttivi” prima del 2001 che hanno la Ria, la Retribuzione individuale di anzianità, i presidi post 2001 che non ce l’hanno, e gli “ex incaricati” a cui invece è stato riconosciuto un assegno ad personam di importo variabile). Una retribuzione, peraltro, sottolinea compatta la categoria, non in linea con le accresciute responsabilità.
Il nuovo Ccnl – che, ricorda l’Aran, diventerà efficace, con la firma definitiva, una volta concluso l’iter di verifica e controllo della sua compatibilità economica – prevede pure diverse novità sulla parte normativa. In primis una sorta di “diritto alla disconnessione”, con la possibilità per chi è in ferie o malattia di farsi sostituire da un docente delegato. Viene poi consentito a un preside, entro i cinque anni di servizio, di tornare al ruolo di appartenenza (quello docente). Mentre gli obblighi relativi alla sicurezza nei luoghi di lavoro sono circoscritti alle funzioni organizzative e gestionali svolte dal dirigente. Ciò significa che delle carenze strutturali risponderà l’ente locale proprietario, come peraltro già evidenziato dalla giurisprudenza.
Spazio, inoltre, a misure a tutela dei dirigenti con gravi patologie e a ferie e riposi solidali per assistere figli minori bisognosi di cure. Aggiornato, infine, il codice disciplinare, per tenere conto delle novità legislative e per una migliore tutela degli studenti e della corretta funzionalità dei servizi.

Supplenti con contratto al 30 giugno: quanti mesi di malattia spettano

Malattia: numero mesi di assenza
Il personale assunto per l’intero anno scolastico o fino al termine delle attività didattiche (anche se nominato dal dirigente scolastico) ha diritto alla conservazione del posto per un periodo di 9 mesi in un triennio scolastico.
In ciascun anno scolastico la retribuzione viene corrisposta:
  •  per intero nel primo mese di assenza;
  • al 50% nel secondo e terzo mese (senza interruzione dell’anzianità di servizio);
  •   per il restante periodo: conservazione del posto senza assegni e con interruzione dell’anzianità di servizio a tutti gli effetti.
COMPORTO: In caso di gravi patologie, le giornate di assenza per ricovero in ospedale o in day hospital, per sottoporsi a terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti e per le conseguenze certificate delle terapie stesse:
  •   sono escluse dal computo delle assenze;
  •   vengono retribuite per intero;
  •   non interrompono la maturazione dell’anzianità di servizio.
In caso di infortunio sul lavoro o malattia dovuta a causa di servizio, con la validità della nomina in costanza di detta patologia, valgono le stesse disposizioni previste per il personale assunto a tempo indeterminato

lunedì 10 dicembre 2018

A 70 anni esatti dalla Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, Amnesty dichiara che è in atto in Italia una gestione repressiva delle migrazioni, con particolare riferimento alla Legge Salvini e al superattivismo del ministro dell'Interno che coglie ogni occasione per mostrare l'odio xenofobo contro migranti,profughi,asilanti e chi li fiancheggia.  
Proprio in questo anniversario Salvini non ha trovato di meglio che presenziare lo sgombero della ex Penicillina, congratulandosi con  il massiccio e oneroso dispiegamento di forze dell'ordine , minacciando spavaldamente altri sgomberi entro questo mese.
Questa  marcata fobia antimigrante e l'ostentato atteggiamento ducesco di Salvini, sono in linea con le leggi razziali del ventennio,tanto che il presidente di Israele lo ritiene "persona non gradita" nella visita concordata con Netanyau per l'11-12dicembre.Mentre i sodali governativi M5S riescono tuttora a tollerarlo nonostante gli porti via consensi e visibilità. Contenti loro!!
E ieri, domenica 9/12, si è mostrato "presidente del Consiglio( lo è di fatto)" ricevendo al Viminale la cordata dei rapprentanti padronali per dichiaransi completamente a favore della TAV, lasciando al frustrato Di Maio(presunto NO TAV) di incontrare oggi le OO.SS. Contenti loro!!
Sicuramente c'è qualcosa che non va , ma " Contenti loro!!" 
A noi compete ben altro che lamentarci delle istituzioni. C'è da prenderci per intero la responsabilità dell'opposizione al governo Lega-M5S, contrastando giorno per giorno l'attuazione delle politiche liberticide in alleanza con tutte le associazioni e le persone di " buona volontà" laiche e confessionali , che non sopportano il vilipendio dell'umanità , il dispregio degli ultimi, la perdita dei diritti e della dignità.
Oggi, nel tempo della violazione palese della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo.

Vincenzo
  

Anniversario triste per i diritti umani

È un anniversario che passa relativamente inosservato, eppure il 10 dicembre 1948, al Palais de Chaillot di Parigi, veniva firmata la Dichiarazione universale dei diritti umani. Oggi questa ricorrenza è circondata da un senso di tristezza, perché la promessa del testo fondatore del dopoguerra è ancora lontana dal suo compimento.
Il primo articolo, che conosciamo tutti, appare ancora incredibilmente attuale: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.
Leggendolo viene subito in mente il sentimento di disuguaglianza al centro del movimento dei gilet gialli in Francia. La dichiarazione ha compiuto settant’anni e resta il simbolo di un ideale verso cui tendere ma che è più complicato del previsto da realizzare. Affisso nelle scuole, nei commissariati e nei tribunali, il testo del 1948 non è ancora considerato come il nucleo dei valori comuni dell’umanità. Ancora oggi nel migliore dei casi è ignorato o aggirato, e nel peggiore è attaccato in nome della negazione dell’universalità.
Le fratture persistenti
Le attuali divisioni esistevano già nel 1948. Dei 58 componenti delle Nazioni Unite dell’epoca, solo 50 votarono per l’adozione del testo. Il Sudafrica bianco rifiutò di riconoscere l’uguaglianza di tutti gli esseri umani, l’Arabia Saudita si oppose all’uguaglianza tra gli uomini e le donne mentre l’Unione Sovietica e i suoi alleati contestarono la definizione di universalità.
Sono fratture che ritroviamo ancora oggi. La Cina ha recentemente risposto alle critiche sul trattamento riservato alla minoranza degli uiguri dichiarando che i diritti umani sono un’invenzione occidentale; una parte del mondo islamico continua a subordinare i valori universali alle leggi religiose, mentre gli Stati Uniti sono appena usciti dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu e rifiutano di riconoscere la Corte penale internazionale.
Gli stessi problemi li ritroviamo con il patto sulle migrazioni, firmato a Marrakesh e costruito basandosi sullo spirito dell’articolo 13 della Dichiarazione dei diritti umani, che tratta della libera circolazione delle persone. I nazionalisti attaccano duramente l’accordo e in Belgio ha addirittura causato la crisi di governo.
La magnifica dichiarazione del 1948 resta un ideale e un obiettivo da raggiungere per i paesi che vi aderiscono, oltre che una speranza per i popoli che sono ancora privati dei diritti universali. Come tutti gli ideali, anche quello della dichiarazione universale viene spesso calpestato, perfino nella Francia che si proclama “patria dei diritti umani” ma la cui realtà smentisce ripetutamente gli impegni presi.
Molti obiettivi fissati dalla dichiarazione hanno fatto registrare grandi progressi al livello mondiale, come la lotta alla povertà, ma altri hanno vissuto addirittura una regressione su tutti i continenti, Europa compresa.
Questo settantesimo anniversario sarebbe potuto essere un’occasione per rinnovare gli impegni presi per la difesa dei diritti umani. E invece, secondo Amnesty international, “oggi la dichiarazione universale del 1948 non sarebbe approvata”. Viviamo in un’epoca triste.

Amnesty: “Da governo gestione repressiva delle migrazioni”. Il 2018? L’anno dei movimenti di massa per i diritti delle donne

Amnesty: “Da governo gestione repressiva delle migrazioni”. Il 2018? L’anno dei movimenti di massa per i diritti delle donne
In occasione del 70° anniversario della dichiarazione dei diritti dell'uomo, l'organizzazione pubblica il suo rapporto sulla situazione mondiale: Italia criticata per il dl sicurezza e gli sgomberi forzati. A livello globale, domina il tema della parità di genere. Protagonisti, dalla America Latina all'Asia e agli Stati uniti i movimenti per i diritti delle donne
“Gestione repressiva del fenomeno migratorio”, “erosione dei diritti umani dei richiedenti asilo”, “retorica xenofoba nella politica”, “sgomberi forzati senza alternative”. Sono alcuni dei passaggi dedicati all’Italia nel rapporto “La situazione dei diritti umani nel mondo. Il 2018 e le prospettive per il 2019”, pubblicato da Amnesty International in occasione del 70esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani.
Il governo Conte, sostiene la ong, “si è subito distinto per una gestione repressiva del fenomeno migratorio”, in cui “le autorità hanno ostacolato e continuano a ostacolare lo sbarco in Italia di centinaia di persone salvate in mare, infliggendo loro ulteriori sofferenze e minando il funzionamento complessivo del sistema di ricerca e salvataggio marittimo”. Parlando del Dl sicurezza, Amnesty afferma che contiene misure che “erodono gravemente i diritti umani di richiedenti asilo e migranti e avranno l’effetto di fare aumentare il numero di persone in stato di irregolarità presenti in Italia”. Amnesty International Italia segnala inoltre il “massiccio ricorso” da parte di alcuni candidati e partiti politici a “stereotipi e linguaggio razzista e xenofobo per veicolare sentimenti populisti, identitari nel corso della campagna elettorale” di quest’anno.
Nel 2018 gli sgomberi forzati “sono continuati”, colpendo soprattutto famiglie rom e gruppi di rifugiati e migranti, “senza l’offerta di alternative abitative adeguate da parte delle autorità”. La “linea dura” dettata dal nuovo esecutivo sugli sgomberi “rischia di fare aumentare nel 2019 il numero di persone e famiglie lasciate senza tetto e senza sistemazioni alternative”.  A settembre è partita la sperimentazione sulle pistole a impulsi elettrici (Taser) in dotazione alle forze di polizia, per le quali l’organizzazione ha espresso preoccupazione sui rischi per la salute”.
Guardando all’Europa, il 2018 è stato caratterizzato “dall’aumento dell’intolleranza, dell’odio e della discriminazione, in un contesto di progressivo restringimento degli spazi di libertà per la società civile” e in cui “richiedenti asilo, rifugiati e migranti sono stati respinti o abbandonati nello squallore mentre gli atti di solidarietà sono stati criminalizzati”. A guidare questa tendenza sono stati “UngheriaPolonia e Russia mentre nel più ampio contesto regionale in stati come Bielorussia, Azerbaigian e Tagikistan vi sono stati nuovi giri di vite nei confronti della libertà d’espressione e in Turchia ha proseguito a espandersi un clima di paura”.
Tuttavia, Amnesty sottolinea che in Europa “l’ottimismo è rimasto invariato e sono cresciuti attivismo e proteste: un coro di persone ordinarie dotate di una passione straordinaria chiede giustizia e uguaglianza”. Il 2018 è stato, del resto, “un anno di fiere battaglie per i diritti delle donne contro le politiche oppressive e sessiste”, nel quale “attiviste di ogni parte del mondo sono state in prima linea nella battaglia per i diritti umani”, nonostante “l’azione di leader che si definiscono “duri” che promuovono politiche misoginexenofobe e omofobe ha messo in pericolo libertà e diritti conquistati tempo addietro”.
“Nel 2018 abbiamo visto molti di questi autoproclamati leader mettere a rischio il principio di uguaglianza”, ha dichiarato Kumi Naidoo, segretario generale di Amnesty International. “Loro pensano che le loro politiche li rendano ‘tosti’ ma si tratta di poco più che tattiche da bulli che cercano di demonizzare e perseguitare comunità già marginalizzate e vulnerabili”.
Il volume riporta il lavoro di gruppi come Ni una menos che in America Latina hanno dato vita a movimenti di massa sui diritti delle donne con dimensioni mai viste in passato. In India e Sudafrica migliaia di donne sono scese in strada per protestare contro l’endemica violenza sessuale. In Arabia Saudita le attiviste hanno rischiato di finire in carcere per aver sfidato il divieto di guida, in Iran per aver protestato contro l’obbligo d’indossare il velo. In ArgentinaIrlanda e Polonia manifestazioni hanno chiesto la fine delle opprimenti leggi sull’aborto. Negli Usa, in Europa e in parti dell’Asia in milioni hanno preso parte alla seconda manifestazione #MeToo per dire basta alla misoginia e alla violenza.
L’analisi di Amnesty International punta il dito su un crescente numero di politiche e legislazioni che finalizzate a controllare le donne, soprattutto nella sfera dei diritti sessuali e riproduttivi. In Polonia e in Guatemala sono state fatte proposte per rendere ancora più rigide le leggi sull’aborto mentre negli Usa il taglio dei fondi ai centri per la pianificazione familiare ha messo a rischio la salute di milioni di donne. Il divario salariale di genere nel mondo è pari al 23 per cento, e 104 paesi hanno leggi che impediscono a oltre 2,7 milioni di donne di svolgere determinate professioni. Quasi il 60 per cento delle donne lavoratrici nel mondo (circa 750 milioni) non beneficia del diritto al congedo di maternità. A livello mondiale, il 40 per cento delle donne in età fertile vive in paesi in cui l’aborto è ancora soggetto a gravi restrizioni. Il 23% delle donne che hanno partecipato a un sondaggio realizzato in otto paesi ha subìto abusi o molestie online.
Per Amnesty, l’anno prossimo, il 40esimo anniversario della Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne, sarà un’occasione fondamentale, e l’organizzazione sta sollecitando i governi ad agire per assicurare che i diritti delle donne siano rispettati. “Amnesty International può e deve fare di più sui diritti delle donne. Mentre ci apprestiamo a entrare nel 2019 credo più che mai che dobbiamo stare accanto ai movimenti delle donne, amplificare le loro voci in tutte le loro diversità e combattere per il riconoscimento di tutti i nostri diritti”, ha concluso Naidoo.


Rapporto Amnesty: "In Italia gestione repressiva dei migranti e attacco ai diritti umani"


L'organizzazione internazionale accusa il governo Conte per la strategia in materia di immigrazione, ma anche l'industria delle armi

10 dicembre 2018/Repubblica
L’Italia gestisce in maniera “repressiva” il fenomeno delle migrazioni, mette a rischio i diritti umani dei richiedenti asilo, adotta spesso nella politica una retorica xenofoba e pratica sgomberi forzati, senza offrire alternative. E’ sconsolante l’immagine del nostro Paese delineata nel rapporto "La situazione dei diritti umani nel mondo. Il 2018 e le prospettive per il 2019", pubblicato da Amnesty International in occasione del 70esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani.

Il governo Conte, scrive Amnesty, "si è subito distinto per una gestione repressiva del fenomeno migratorio", in cui "le autorità hanno ostacolato e continuano a ostacolare lo sbarco in Italia di centinaia di persone salvate in mare, infliggendo loro ulteriori sofferenze e minando il funzionamento complessivo del sistema di ricerca e salvataggio marittimo". Il Decreto sicurezza, dice l’organizzazione, contiene misure che "erodono gravemente i diritti umani di richiedenti asilo e migranti e avranno l'effetto di fare aumentare il numero di persone in stato di irregolarità presenti in Italia".

Amnesty segnala i pericoli del "massiccio ricorso" da parte di alcuni candidati e partiti politici a "stereotipi e linguaggio razzista e xenofobo per veicolare sentimenti populisti, identitari nel corso della campagna elettorale" di quest'anno. Nel 2018 gli sgomberi forzati "sono continuati", colpendo soprattutto famiglie rom e gruppi di rifugiati e migranti, "senza l'offerta di alternative abitative adeguate da parte delle autorità". La "linea dura" dettata dal nuovo esecutivo sugli sgomberi "rischia di fare aumentare nel 2019 il numero di persone e famiglie lasciate senza tetto e senza sistemazioni alternative".

Nel corso del 2018 è proseguita la fornitura di armi a paesi in guerra come Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, esportazioni che violano la legge e il Trattato internazionale sul commercio delle armi" ratificato nel 2014. A settembre è partita la sperimentazione sulle pistole a impulsi elettrici (Taser) in dotazione alle forze di polizia, per le quali l'organizzazione ha espresso preoccupazione sui rischi per la salute".

Amnesty International Italia segnala inoltre il "massiccio ricorso" da parte di alcuni candidati e partiti politici a "stereotipi e linguaggio razzista e xenofobo per veicolare sentimenti populisti, identitari nel corso della campagna elettorale" di quest'anno. Nel 2018 gli sgomberi forzati "sono continuati", colpendo soprattutto famiglie rom e gruppi di rifugiati e migranti, "senza l'offerta di alternative abitative adeguate da parte delle autorità". La "linea dura" dettata dal nuovo esecutivo sugli sgomberi "rischia di fare aumentare nel 2019 il numero di persone e famiglie lasciate senza tetto e senza sistemazioni alternative".

Roma, sgomberata ex fabbrica Penicillina: Salvini sul posto, contestato da alcuni residenti: “Una farsa”

Polizia e carabinieri hanno trovato circa 40 persone all'interno dello stabile abbandonato a pochi passi dal quartiere San Basilio. Il vicepremier: "Dalle parole ai fatti". Ma i residenti parlano di sgombero-farsa: "Annunciato da giorni, molti occupanti si sono trasferiti poco più avanti"
È stata sgomberata l’ex fabbrica di Penicillina su via Tiburtina, a Roma. Polizia e carabinieri hanno trovato circa 40 persone all’interno dello stabile abbandonato a pochi passi dal quartiere San Basilio. Per effettuare le operazioni, l’arteria è stata chiusa in direzione del Grande raccordo anulare e i traffico è stato congestionato per un paio d’ore.
Davanti all’ingresso dell’ex fabbrica sono stati schierati blindati di polizia e carabinieri, insieme con alcune squadre dei vigili del fuoco. Al termine dello sgombero dell’ex fabbrica farmaceutica, occupata da migranti provenienti dall’Africa e da senzatetto italiani, la questura ha spiegato che non si è registrata “nessuna criticità, sotto il profilo dell’ordine e la sicurezza pubblica”.
Sul posto è arrivato anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini per un sopralluogo: “Dalle parole ai fatti, ripristinata la legalità“, ha commentato il vicepremier. Prima che lasciasse l’edificio abbandonato una cittadina gli ha urlato: “Sciacallo, sciacallo”. “Le persone stanno per strada grazie al tuo decreto – ha detto – così crei solo insicurezza e tensione”.
Altri due residenti del quartiere hanno sottolineato che “questo è uno sgombero farsa, si sapeva da giorni.

Roma, sgomberata l'ex Penicillina. Salvini: «Altri interventi nelle prossime settimane»

Matteo Salvini è arrivato alla fabbrica dell'ex Penicillina di via Tiburtina a Roma, dalla quale circa quaranta persone sono state sgomberate dalle forze dell'ordine in mattinata.
«È un altro giorno all'insegna dell'ordine e della legalità. Nelle prossime settimane sono già previsti altri sgomberi a Roma e in tante altre città italiane. Dalle parole ai fatti», ha scritto il ministro dell'Interno. Solo una quarantina di migranti sono stati sgomberati. Gli altri «sono andati via tutti nei giorni scorsi», racconta un migrante che è uscito spontaneamente dall'edificio. Anche altri migranti la notte scorsa hanno dormito in strada e molti questa mattina all'alba camminavano su via Tiburtina con i trolley. Nell'edificio abbandonato, a detta degli stessi occupanti, vivevano circa 600 persone, sopratutto africani ma anche italiani
Per permettere le operazioni il tratto della via Tiburtina dal civico 1020 fino all’incrocio con via del Casal di San Basilio è stato chiuso al traffico in direzione del grande raccordo anulare, e poi riaperto. Le operazioni di sgombero si sono svolte senza criticità. Il palazzo dell’ex penicillina fu inaugurato nel 1950 e dal 2012 dopo che il Comune decise di riprendere i lavori per l’ampliamento della Tiburtina abbattendo il muro perimetrale che circondava il palazzo, l’edificio è stato via via occupato da una serie di extracomunitari. A seconda dei periodi si contavano tra le 300 e le 600 persone.(Messaggero)


Salvini in Israele, incontro con Netanyahu ma non con presidente Rivlin. Il quotidiano Haaretz, “non è persona gradita”. 


Matteo Salvini si appresta a volare in Israele, dove l’11 e il 12 dicembre sarà per la prima volta in visita ufficiale come vicepremier e incontrerà il primo ministro ‘Bibi‘ Netanyahu. Ma il viaggio del leader della Lega è già segnato dalle polemiche a causa del mancato incontro in Terra Santa con il presidente israeliano Rivlin. Il capo dello Stato ebraico in una dichiarazione dei giorni scorsi alla Cnn aveva detto:”Tu non puoi dire ‘ammiriamo Israele e vogliamo legami stretti ma siamo neo-fascisti‘”. Nessun riferimento alla Lega, sia chiaro, ma il quotidiano ebraico Haaretz aveva affermato in un editoriale che “Salvini dovrebbe essere persona non gradita in Israele“.

I COBAS VINCONO IN APPELLO: I DIRIGENTI SCOLASTICI NON HANNO ALCUNA COMPETENZA DISCIPLINARE OLTRE LA CENSURA

martedì 27 novembre 2018

Importante sentenza n. 145/2018 pubblicata il 22/10/2018 RG n. 74/2017 della Corte di Appello di Perugia, che rigetta l'appello del MIUR, confermando la decisione di primo grado  di una vertenza promossa e vinta dai COBAS comitati di base della scuola di Terni che annulla i provvedimenti disciplinari irrogati dal dirigente scolastico dell'ITT "Allievi-Sangallo" di Terni e che conferma che non c'è alcuna competenza disciplinare dei dirigenti scolastici verso i docenti oltre la censura scritta.
Una sentenza  contro l'autoritarismo dei dirigenti che spesso  irrogano sospensioni dall'insegnamento e dallo stipendio tentando di intimidire i docenti o di limitarne la libertà di insegnamento attraverso il "bastone" disciplinare, comminando sospensioni massive per "sorvegliare e punire" chi lavora per una scuola che sia una libera comunità educante, contro la scuola azienda dell'alternanza scuola-lavoro, dei bonus premiali, dell'INVALSI e dei presidi-podestà.

La sentenza della corte di appello di Perugia ribadisce che tutte le sospensioni dei docenti fino a 10 giorni, somministrate dai presunti presidi-podestà delle scuole possono essere impugnate per incompetenza: i dirigenti scolastici -che spesso sono parte in causa ed essendo direttamente coinvolti nei conflitti della scuola non offrono alcuna garanzia di terzietà - non possono sospendere i docenti dal servizio e dallo stipendio!
Un'importante sentenza per la libertà di insegnamento e per l'agibilità democratica nelle scuole!
La sentenza è disponibile e scaricabile su https://cobasterni.blogspot.com/ 
COBAS SCUOLA TERNI

Pkk terrorista? No, ammette la Corte di Giustizia europea

giovedì 22 novembre 2018

La notizia non è da poco. Con un comunicato del 15 novembre 2018, la Corte di Giustizia Europea in Lussemburgo ha dichiarato che il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) tra il 2014 e il 2014 era rimasto inserito ingiustamente nella lista Ue della organizzazioni terroristiche (la lista viene rinnovata ogni sei mesi). Quanto all’inserimento del PKK, risaliva al 2002: su richiesta turca e suggerimento statunitense.
Tale decisione viene ora rimessa in discussione – se non addirittura sconfessata – dalla stessa Corte di Giustizia Ue in quanto le ragioni di tale inserimento non sarebbero state all’epoca sufficientemente motivate e dimostrate.
Di conseguenza tutte le relative decisioni sono da considerarsi nulle per errori procedurali.
All’udienza avevano partecipato gli avvocati del Consiglio Europeo, della Commissione Europea, del Regno Unito e del PKK.
Quattro anni fa, Murat Karayılan e Duran Kalkan (dirigenti del PKK contro cui gli Stati Uniti hanno appena emesso un “bando di ricerca” con relativa taglia; non credo proprio si tratti di coincidenza ma piuttosto di un modo per screditarli) avevano presentato ricorso alla Corte di Giustizia Europea
Nelle odierne motivazioni della sentenza la Corte spiega che l’inserimento del PK era stato giustificato riportando alcuni episodi “non sufficientemente documentati dal punto di vista giuridico”. In particolare, non si sarebbe tenuto conto dei cambiamenti politico-strategici dell’organizzazione curda e del suo ruolo attuale in Medio Oriente.
Criticata anche la decisione di utilizzare come argomentazioni le sentenze emesse da tribunali turchi in processi in cui – secondo quanto ha dichiarato la Corte Ue – non sarebbe stato sufficientemente garantito il diritto alla difesa degli imputati. Sentenze oltretutto non adeguatamente verificate dal Consiglio Ue. Stessa valutazione per quelle emesse da tribunali statunitensi.
Si afferma inoltre che il divieto del PKK nell’UE e nel Regno Unito risaliva agli anni 2001 e 2002 e che si sarebbe dovuto tener conto dei recenti sviluppi: la dichiarazione di cessate il fuoco dal 2009, i colloqui di pace con lo Stato turco…
Nel comunicato ovviamente viene citato l’appello per la pace di Öcalan in occasione del capodanno curdo del 21 marzo 2013. Questo appello – si sottolinea – era stato appoggiato in una dichiarazione congiunta sia dall’incaricata dell’UE per gli affari esteri Catherine Ashton sia dal Commissario per l’Allargamento dell’UE Stefan Füle.
Rimessa in discussione anche la decisione di divieto (nella Ue e nel Regno unito) risalente al 2001. All’epoca era stata motivata in riferimento a 69 azioni armate – presunte, a questo punto – da parte del PKK o di gruppi collegati. Tuttavia nessuna di queste accuse era stata confermata da tribunali di un Paese UE. Così la Corte di Giustizia Ue ha ribadito che la veridicità di simili accuse deve essere provata.
Respinta comunque, almeno per ora, la richiesta di una cancellazione retroattiva del PKK dalla lista a partire dal 2002. Analogamente, per quanto riguarda le decisioni sulla lista Ue delle organizzazioni terroristiche per il 2018, queste non vengono modificate dall’attuale sentenza.
In ogni caso, un passo avanti nel rimettere in discussione la criminalizzazione del movimento di liberazione curdo.
Decisione quella della Corte di Giustizia Europea – va detto – in aperto contrasto con il recente “bando di ricerca” (e relativa taglia) emesso dagli USA nei confronti di tre leader curdi: Cemil Bayik, Murat Karayilan, Duran Kalkan. Contro tale iniziativa statunitense in molte città europee (Amburgo, Roma, Reims, Berlino, Basilea, Pforzheim…) si sono svolte manifestazioni di protesta.

Cessazione dal servizio e pensionamento scuola

mercoledì 21 novembre 2018 · Posted in

– La domanda di cessazione deve essere presentata entro il 12 dicembre 2018 –
Emanata dal MIUR la nota operativa n. 50647 del 16 novembre 2018 relativa ai pensionamenti del personale della scuola dal 1° settembre 2019, in attuazione del Decreto Ministeriale n. 727 del 15 novembre 2018.
La nota non presenta sostanziali differenze rispetto a quella dell´anno scorso.
I requisiti anagrafici e contributivi, infatti, restano quelli previsti dalla riforma Fornero, non potendo la nota operativa prendere in considerazione o fornire indicazioni sulle novità che nei prossimi mesi saranno introdotte dal Governo (in particolare quota 100 e opzione donna).
Si riportano di seguito gli aspetti salienti.
Requisiti anagrafici e contributivi 
Potrà cessare dal servizio e accedere al trattamento pensionistico con decorrenza 1° settembre 2019, il personale della scuola che entro il 31/12/2019 maturerà i seguenti requisiti:
– per l´accesso alla pensione di vecchiaia: 67 anni di età (donne e uomini nati prima del 1° gennaio 1953) e almeno 20 anni di contribuzione; 
– per l´accesso alla pensione anticipata, indipendentemente dall´età: 42 anni e 3 mesi di contributi per le donne, 43 anni e 3 mesi per gli uomini.
Tuttora è in vigore, inoltre, il regime sperimentale donna (Opzione Donna). Le donne che entro il 31 dicembre 2015 abbiano compiuto 57 anni di età e maturato 35 anni di anzianità contributiva, hanno la facoltà di accedere alla pensione anticipata a condizione che optino per il calcolo della pensione col sistema totalmente contributivo.
Domande di cessazione dal servizio
Le domande di cessazione dal servizio, e le eventuali revoche delle stesse, devono essere presentate entro il 12 dicembre 2018 tramite POLIS istanze on line, disponibile sul sito web del MIUR.
Domande di pensione
Le domande di pensione devono essere presentate all´INPS (che ha la competenza di accertare il diritto al trattamento pensionistico) con una delle seguenti modalità:
1. presentazione on-line accedendo al sito web dell´INPS, previa registrazione;
2. presentazione tramite Contact Center Integrato, telefonando al numero verde 803164;
3. presentazione telematica attraverso l´assistenza gratuita di un patronato.
Domanda di pensione e servizio part-time
Coloro che possendo i requisiti per la pensione anticipata (42 anni e 3 mesi per donne e 43 anni e 3 mesi per gli uomini) ma non hanno ancora compiuto il 65° anno di età, possono chiedere la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale con contestuale trattamento di pensione (pensione più servizio a tempo parziale).
La richiesta va formulata con unica istanza in cui gli interessati esprimono l´opzione per la cessazione dal servizio, ovvero per la permanenza a tempo pieno nel caso non vi fossero le condizioni per concedere il part-time (superamento del limite percentuale stabilito o situazioni di esubero nel profilo o classe di concorso di appartenenza).
Domanda di trattenimento in servizio
Il personale che entro il 31/8/2019 compie 67 anni di età ma non possiede anni 20 di contributi ha il diritto di chiedere la permanenza in servizio fino alla maturazione dell´anzianità contributiva minima di 20 anni ecomunque non oltre il 71° anno di età (limiti necessari per il diritto al trattamento di pensione).
Entro lo stesso termine fissato per la cessazione, il personale interessato deve presentare la domanda di trattenimento in servizio in forma cartacea al scuola di titolarità/servizio.
Cessazione dal servizio per accesso all´APE sociale
Coloro ai quali l´INPS ha riconosciuto il diritto di accesso all´APE sociale possono presentare in formato cartaceo alla scuola di riferimento la domanda di cessazione dal servizio (con decorrenza 1/9/2019).
Nella domanda di cessazione l´interessato dichiarerà di essere in possesso dei requisiti previsti per l´APE sociale, certificati e riconosciuti dall´INPS.
Qualora l´INPS riconosca le condizioni di accesso all´APE sociale successivamente al 1°/9/2019, la cessazione dal servizio potrà decorrere soltanto dal 1°/9/2020.
Proponiamo una nota di sintesi, redatta a cura del Dipartimento Previdenza e Pensioni della Gilda degli Insegnanti.
Allegati

In Umbria i pullman partono alle ore 9:30 da Perugia (UCI Cinema), alle 11:30 da Terni (zona San Carlo). Sabato 10 novembre a Roma decine di migliaia in piazza contro il governo, il decreto Salvini e il razzismo.

domenica 11 novembre 2018

Confederazione COBAS dell'Umbria organizza pullman per  manifestazione nazionale del 10 novembre a Roma. 
Gli appuntamenti per i pullman sono:
ore 9,30,Perugiac/o UCI Cinema 
ore10:15Foligno, sant'Eraclio c/o parcheggio Decathlon
ore 10:45 Spoleto, parcheggio Meeting Point
ore 11:30 Terni c/o San Carlo (rist. Lu Fossu) 
info e prenotazioni 328 65356553 e 340 8984708 
     In linea con l’intollerabile politica anti-migranti e “per l’ordine e la sicurezza” di Minniti e dei governi PD, l’ignobile decreto “in-sicurezza”, intestato a Salvini e alla Lega ma sostenuto dai 5 Stelle, costituisce un assalto senza precedenti contro il diritto di asilo dei migranti, e accentua ulteriormente il messaggio razzista e xenofobo con il quale il nuovo governo si è caratterizzato finora, alimentando odio e rancore verso i più deboli nonchè una stretta alle libertà costituzionali. 
    Il decreto attacca il diritto all'asilo e alla migrazione e nel contempo aggredisce preventivamente, con misure da “Stato di polizia”, chiunque voglia manifestare la propria opposizione con iniziative di piazza, occupazioni di case, conflittualità sociale. 

Nel decreto: 
1) viene abolita la protezione umanitaria per i migranti e  al 90% la concessione dell'asilo per motivi umanitari
2)passa da 90  a 180 giorni l'internamento nei CPR (Centri di permanenza per il rimpatrio);  
3) verrà smantellato lo SPRAR, il sistema pubblico di accoglienza da parte dei comuni che, nei modelli “virtuosi” come Riace, ha ripopolato paesi, trovato lavoro ai migranti, facendoli vivere in pace con gli stanziali;
4) introduce il fatto che si potrà togliere la cittadinanza italiana agli stranieri per una serie di reati non gravi;
5) la concessione della cittadinanza potrà essere negata anche a chi ha sposato un/a cittadino/a italiano/a
    E’ lampante che questi provvedimenti, lungi dall'aumentare la sicurezza dei cittadini,  aumenteranno vistosamente il numero dei clandestini e la necessità per molti migranti di dover entrare in circuiti malavitosi per sopravvivere costruendo uno stato di “emergenza permanente” per impaurire la popolazione e far sfogare i peggiori istinti contro i migranti.
    Parallelamente il decreto mette in campo potenti armi per intimidire le forze di opposizione sociale, politica e sindacale, per cui:
1) effettuare "blocchi o ingombri stradali" diverrà un reato punibile con il carcere fino a 6 anni; 
2) si allarga l'uso del DASPO che -già esteso da Minniti- con questo decreto riguarderà qualsiasi luogo pubblico dove si possa avere una iniziativa sociale, politica o sindacale. 
3) viene raddoppiata la pena carceraria per chi organizza occupazioni di case, arrivando fino a 4 anni
4) si estendono vistosamente le ipotesi di reato che consentono al giudice di allontanare il responsabile dalla casa di famiglia.
    CONFEDERAZIONE COBAS UMBRIA 

10 novembre pullman dall'Umbria per la manifestazione nazionale "Uniti e solidali contro il governo, il razzismo ed il decreto Salvini".

  La Confederazione COBAS e i COBAS della scuola Umbria organizzano pullman per la manifestazione nazionale del 10 novembre a Roma "Uniti e solidali contro il governo, il razzismo ed il decreto Salvini".

Partenza da Perugia il 10 novembre ore 9.30 c/o UCI (info e prenotazioni 340 8984708). Partenza da Foligno (10.15) e Spoleto (10:45).
Partenza da Terni alle ore 11.30 c/o ristorante "lu Fossu" a San Carlo (info e prenotazioni 328 6536553).

chi fosse interessato, come singolo o organizzazione collettiva, contatti
Franco 328 6536553
Patrizia 340 8984708

Powered by Blogger.