Archive for 2017

CONTRIBUTO PER L’OSPEDALE DI KOBANE IN MEMORIA DI VALERIO BRUSCHINI

giovedì 15 giugno 2017 · Posted in

CONTRIBUTO PER L’OSPEDALE DI KOBANE IN MEMORIA DI VALERIO BRUSCHINI
La rete Kurdistan ha promosso come forma di solidarietà col popolo curdo e la sua lotta di liberazione la costruzione dell'ospedale di Kobane, della struttura e de i macchinari e le forniture dei medicinali. Dell'ospedale è stato terminato da poco il primo piano e il progetto è quello di dotarlo di altri due piani. Per il secondo piano, si è impegnata, a livello nazionale la Confederazione Cobas nazionale.

Valerio Bruschini al nevroz di Van nel 2015
I lavoratori e le lavoratrici della Confederazione Cobas dell’Umbria e dei Cobas scuola di Terni e di Perugia hanno contribuito, con un versamento di 800 €, alla raccolta dei fondi per l’ospedale di Kobane in memoria delle lotte e dell’impegno del prof. Valerio Bruschini, che negli ultimi anni della sua vita si è recato più volte in Kurdistan per appoggiare e supportare le battaglie e la lotta per la libertà e l’indipendenza del popolo curdo.

Presentazione libro Brigate Rosse con P. Persichetti e O.Scalzone

Ferie docenti con contratto fino a termine attività didattiche. Si possono fruire dal 12 al 30 giugno

lunedì 12 giugno 2017

– Sono terminate le lezioni dell’anno scolastico 2016/17. Alcuni docenti sono impegnati negli adempimenti finali, altri saranno ancora impegnati negli esami del primo ciclo o della maturità. Questione ferie per i precari: è possibile usufruirne e quando?

Come abbiamo detto più volte le segreterie scolastiche devono effettuare il calcolo delle ferie da monetizzare solamente alla fine del contratto, dopo che il docente ha potuto (o non  ha voluto a seconda dei casi) fruire delle ferie
Per i docenti assunti a tempo determinato fino al 30/6 la monetizzazione delle ferie avviene nella misura data  dai giorni di ferie spettanti detratti quelli di sospensione delle lezioni compresi nel periodo contrattuale.
Ci si riferisce ai giorni complessivi di ferie spettanti e non a quelli in cui dette ferie siano effettivamente fruite.
A nulla rileva, dunque, ai fini della (non) “monetizzazione”, se il dipendente abbia o meno richiesto le ferie nei giorni in cui aveva facoltà di chiederle in quanto si dovrà tener unicamente conto della mera astratta facoltà di poterne fruire.
In breve: se il docente durante la sospensione delle lezioni in cui è possibile fruire delle ferie (vacanze di Natale, Pasqua ecc.) di fatto non richiede di fruirle,  tali giorni saranno comunque sottratti al monte ferie spettantegli alla fine del contratto.
Il principio è quello di sottrarre dal monte ferie spettante tutti i giorni di sospensione delle lezioni in cui il docente avrebbe potuto fruire delle ferie (indipendentemente quindi se ne abbia effettivamente fruito o meno). Ciò che rimane (se rimane) andrà monetizzato.
A tal fine  non possono  essere considerati come giorni da sottrarre al totale delle ferie spettanti quelli relativi ai giorni di  chiusura  della scuola (anche quelli disposti dal Consiglio di Istituto) compresi ovviamente i  giorni festivi .
Giova infatti ricordare che c’è una differenza tra giorni di “sospensione delle lezioni” ovvero giorni in cui il docente potrebbe fruire delle ferie e quelli invece di totale chiusura della scuola.
In un giorno festivo, infatti, come può essere per esempio il 25 dicembre o la domenica, oppure quando la scuola attua una totale chiusura per altri motivi, non sarebbe possibile fruire delle ferie. Tali giorni quindi non possono essere sottratti .
Esempio: nel periodo di sospensione delle lezioni delle vacanze di Natale la scuola non potrà sottrarre dal numero di ferie spettanti il 25 e il 26 dicembre, le domeniche, l’1 e il 6 gennaio. Così come non potrà sottrarre eventuali altri giorni festivi compresi in un periodo di sospensione delle lezioni o quando la scuola è totalmente chiusa per altre cause (es. chiusa per neve o disinfestazione).
Ovviamente non andranno sottratti neanche i giorni di sospensione delle lezioni in cui comunque il docente è impegnato in attività già programmate (collegi docenti, consigli di classe o altre attività previste) o negli scrutini e negli esami.
Il Dipartimento della funzione pubblica ha chiarito, con nota dell’8/10/2012, che non rientrano nel divieto posto dal decreto legge n. 95 del 2012 i casi di cessazione dal servizio in cui l’impossibilità di fruire le ferie non è imputabile o riconducibile al dipendente, come le ipotesi di decesso, malattia e infortunio, risoluzione del rapporto di lavoro per inidoneità fisica permanente ed assoluta, congedo obbligatorio di maternità.
Pertanto, nei casi dei docenti, se durante la sospensione delle lezioni ovvero nel periodo in cui il docente avrebbe potuto fruire delle ferie è collocato in un particolare status che gli impedirebbe comunque di fruire delle stesse ( il caso più comune è la docente in congedo di maternità o assente per malattia o grave patologia ),  i giorni di ferie non fruite andranno monetizzati o comunque non sottratti ai giorni di ferie spettanti.
Ciò vale anche per tutti i docenti a tempo determinato.
È illegittimo collocare il docente con contratto al 30 giugno in ferie d’ufficio.   Il calcolo della eventuale (non) monetizzazione delle ferie deve avvenire, come in precedenza, solo alla fine del contratto.
Giova infatti ricordare che la possibile/effettiva fruizione delle ferie e la monetizzazione delle stesse sono due aspetti che vanno distinti.
Alla scuola spetta solo il secondo, e dal momento che, come già detto, l’operazione di sottrazione delle ferie rispetto ai periodi di sospensione delle lezioni avviene indipendentemente se le ferie siano state effettivamente fruite, la scuola non deve preoccuparsi di altro ed effettuare il calcolo solo alla fine del contratto.
In ragione di ciò, nell’a.s. 2016/17, il docente non impegnato in attività può fruire delle ferie dal 12 al 30 giugno (o un numero minore di giorni in caso di impegni) e solo alla fine, se rimangono giorni di ferie non fruite andranno monetizzate, altrimenti non si pone alcun problema perché il docente le avrà fruite tutte.

Graduatorie di istituto III fascia: per titolo di accesso indicare CFU solo se necessari per l’accesso alla classe di concorso

– Le graduatorie di istituto di II e III fascia si aggiornano entro il 24 giugno 2017 per il triennio 2017/20.
Nel modello A2 nella sezione C1 va indicata la laurea vecchio ordinamento/specialistica/magistrale, in quanto è questo il titolo di accesso (se tutti o solo gli aspiranti che si inseriscono per la prima volta devono indicare il titolo di accesso è oggetto di accese discussioni sul web. Noi abbiamo fornito la nostra interpretazione Graduatorie di istituto: dichiarare o meno titolo di accesso già inserito nel 2014? Confusione tra i sindacati e nel web
I titoli di accesso
Della laurea vecchio ordinamento/specialistica/magistrale va indicato anno accademico di conseguimento e data di laurea, nonchè Università e votazione.
Gli esami sostenuti, o i CFU nel caso della specialistica/magistrale vanno indicati obbligatoriamente ma solo se necessari per l’accesso a una delle classi di concorso per le quali si richiede l’iscrizione in graduatoria.
Chi ha un titolo 3+ 2 indica la laurea specialistica, ma i CFU però possono essere stati conseguiti nel corso di tutto il percorso formativo.
Nel caso in cui lo spazio non sia sufficiente è possibile compilare un foglio a parte, che dovrà riportare le stesse informazioni richieste nella sezione C1, e che andrà datato, firmato e indicato nella sezione riassuntia (allegato n…. fogli aggiuntivi).
Non vanno invece allegati nè certificato di laurea, nè libretto universitario. La domanda infatti è una autocertificazione, i casi in cui i titoli vanno presentati sono espressamente individuati. Li abbiamo segnalati in questo articolo Graduatorie di istituto, domanda è autocertificazione. In quali casi allegare certificati di servizio o titoli

RICORSO GRATUITO PER INSERIMENTO IN SECONDA FASCIA DI ISTITUTO PER DIPLOMATI MAGISTRALI INDIRIZZO SPERIMENTALE E LINGUISTICO, DIPLOMATI ITP E DOTTORI DI RICERCA

RICORSO GRATUITO PER INSERIMENTO IN SECONDA FASCIA DI ISTITUTO PER DIPLOMATI MAGISTRALI INDIRIZZO SPERIMENTALE E LINGUISTICO, DIPLOMATI ITP E DOTTORI DI RICERCA

In occasione del rinnovo triennale delle graduatorie di istituto di 2 e 3 fascia  per le supplenze (scadenza 24 giugno) si vedono preclusa l’iscrizione alla 2 fascia, ingiustamente, alcune categorie con titoli abilitanti: i diplomati delle magistrali ad indirizzo sperimentale o linguistico e coloro che hanno fatto i dottorati di ricerca all’Università.

I COBAS DELLA SCUOLA organizzano i ricorsi al TAR Lazio, gratuiti, per l'annullamento del d.m.374/2017 nella parte in cui non consente l'inserimento dei diplomati ITP, dottori di ricerca e diplomati magistrali linguistico e sperimentale ante 2001 nella seconda fascia delle graduatorie di istituto.

Coloro che sono in possesso dei suddetti titoli (considerati abilitanti da molteplici sentenze del Consiglio di Stato) per aderire ai ricorsi sono invitati a presentarsi presso le sedi cobas, a Terni in via del Lanificio 21, tutti i lunedì dalle ore 17:30 alle 20 dopo aver contattato i numeri di riferimento per appuntamenti ed informazioni .
I RICORSI SONO RISERVATI AI SOLI ISCRITTI COBAS E SONO GRATUITI.
SARA’ POSSIBILE ISCRIVERSI AI COBAS DIRETTAMENTE IN SEDE, ALLA PRESENTAZIONE DEL RICORSO.

Sono necessari i seguenti documenti:
Copia documento di identità valido
Copia documento attestante il possesso del titolo di studio (in caso di dottorato anche copia del certificato di laurea)
Eventuali certificati di servizio
Domanda di inserimento/aggiornamento (se già prodotta)
Possibilmente portare i suddetti documenti scansionati in formato pdf su pennetta


PER PRENOTAZIONI, APPUNTAMENTI E INFO 328 6536553, 3485635443, 3287148835

Graduatorie di istituto, il decreto II e III fascia, modelli domanda, tabella titoli. Scadenza 24 giugno, le istruzioni

Pubblicato il decreto per la costituzione delle graduatorie di istituto di II e III fascia per il triennio 2017/20. Confermata la data del 24 giugno come termine ultimo per la presentazione della domanda e quindi anche per il conseguimento del titolo di accesso.
Nuove classi di concorso. L’aggiornamento tiene conto delle innovazioni introdotte dal D.P.R. 19/2016 che ha disposto la razionalizzazione e l’accorpamento delle classi di concorso a cattedre e a posti di insegnamento e delle modifiche disposte con successivo decreto ministeriale n. 259 del 9 maggio 2017.
Per effetto di quanto disposto dall’art. 5 del citato Decreto Ministeriale n. 259/2017 coloro i quali, all’entrata in vigore del D.P.R. n. 19/2016, sono in possesso di titoli di studio validi per l’accesso alle classi di concorso ai sensi del D.M. n. 39/98 e s.m.i. e del D.M. n. 22/2005 possono presentare domanda di inserimento nelle graduatorie di istituto per le corrispondenti nuove classi di concorso, come definite nelle tabelle A e B allegate al D.P.R. n. 19/2016
Gli allegati modelli A1, A2 e A2bis dovranno essere presentati entro il  24 giugno 2017 tramite raccomandata A/R, PEC, o consegna a mano con rilascio di ricevuta ad una istituzione scolastica della provincia prescelta.
Scelta delle sedi sarà effettuata successivamente su Istanze on line. 
La scelta delle scuole in cui inserirsi sarà effettuata su Istanze on linedal 1° al 20 luglio. Chi non ha ancora username e password può già registrarsi.
I modelli di domanda
Modello A1 per abilitati che devono inserirsi per la prima volta o rinnovare iscrizione in II fascia
Modello A2 per docenti non abilitati che si inseriscono per la prima volta o aggiornano la III fascia
Modello A2bis per docenti già inseriti nel 2014/17 in III fascia ma che chiedono nuove classi di concorso per il triennio 2017/20
Tabelle titoli
IIfascia Tabella A
tabellaB Tabella B III fascia

ASL studenti sfruttati ma non abbastanza...

venerdì 2 giugno 2017 · Posted in

E' necessario lottare perché l'alternanza scuola lavoro (ASL) torni ad essere volontaria e non pesante obbligo per tornare  alla situazione precedente all'imposizione della 107/15, la malascuola di Renzi.

Intanto, per capire il carattere di sfruttamento che connota l'ASL "obbligatoria", sentiamo i lamenti degli operatori della ristorazione e del turismo in un convegno Cofcommercio e Fipe a Roma: hanno difficoltà a reperire cuochi, camerieri e baristi e per loro ci sono troppi limiti nell'ASL nello sfruttamento dei minorenni visto che i minori non possono usare macchinari e coltelli, servire alcolici, e lavorare dopo le ore 22.

Pasquale Almirante, La Tecnica della scuola, 2.6.2017– L’utilità dell’alternanza scuola-lavoro è una certezza, a detta degli operatori della ristorazione e turismo, dei docenti, presidi d’istituto e delle istituzioni, riuniti in un convegno promosso dalla Confcommercio e dalla Fipe, Federazione Italiana Pubblici Esercizi a Roma.
Ma se questo nuovo metodo formativo è in crescita, con l’obiettivo dichiarato dal Miur di coinvolgere quest’anno 1,5 milioni di studenti, sembrano ancora molti i limiti per l’inserimento nei pubblici esercizi dei minorenni. Infatti i minori non possono usare macchinari e coltelli, servire alcolici, e lavorare dopo le ore 22.
Europei a metà dicono gli addetti: non abbiamo le stesse regole della Francia, dove lo stage dura tre mesi mentre nelle Marche il limite massimo è due settimane, altrimenti viene considerato sfruttamento, mentre nel 2016 le aziende del settore hanno avuto difficoltà a reperire cuochi, camerieri e baristi. I motivi: carenza di candidati (31,5%) e soprattutto inadeguate competenze professionali.

Lezioni concluse. Quali obblighi per gli insegnanti non impegnati negli esami

mercoledì 31 maggio 2017 · Posted in

L’orario è valido solo in presenza degli alunni ovvero è in vigore dall’inizio delle lezioni al termine delle stesse.

È molto chiaro in tal senso l’art 28/5 del CNL/2007 il quale recita:
Nell’ambito del calendario scolastico delle lezioni definito a livello Regionale [cioè di inizio e fine delle lezioni…]l’attività di insegnamento si svolge in 25 ore settimanali nella scuola dell’infanzia, in 22 ore settimanali nella scuola elementare e in 18 ore settimanali nelle scuole e istituti d’istruzione secondaria ed artistica, distribuite in non meno di cinque giornate settimanali.
Pertanto dal 1 settembre al primo giorno di lezione stabilito dal calendario regionale e dal termine delle lezioni (sempre stabilito dal calendario regionale) al termine delle attività didattiche (30 giugnoi docenti possono essere impegnati solo in:
attività collegiali obbligatorie definite nell’art. 29 dello stesso Contratto, che consistono in:
  • consigli di classe, per un impegno complessivo annuo non superiore, di norma, alle 40 ore annue;
  • scrutini ed esami, compresa la compilazione degli atti relativi alla valutazione;
  • riunioni del Collegio dei docenti, attività di programmazione, verifica e informazione alle famiglie, fino a un massimo di 40 ore annue, con l’avvertenza che le ore eccedenti vanno retribuite con il fondo di istituto (art. 88, c. 2, lettera “d”).
in attività aggiuntive (da svolgere su base volontaria) previste nel POF o deliberate dal Collegio dei docenti, che danno diritto al compenso orario o forfettario o in attività di aggiornamento, anche queste da svolgere su base volontaria, essendo un diritto del dipendente (art 64 sempre dello stesso Contratto).
Dal momento che fino a prova contraria il nostro orario e i nostri impegni di lavoro sono ancora stabiliti da un Contratto Nazionale che bisogna quindi rispettare, i docenti, nel periodo in cui non vi è lezione ed escludendo ciò che prevede il Piano delle attività non possono essere obbligati (neanche con un ordine di servizio) alla presenza a scuola secondo il loro normale orario d’insegnamento; a recarsi tutte le mattine a scuola per firmare il registro delle presenze; a svolgere attività non previste dal POF o non deliberate dal Collegio dei docenti.
Ricordiamo inoltre a tutti i Dirigenti e ai docenti la Nota ministeriale prot. n. 1972 del 30 giugno 1980 che già all’epoca chiariva la questione: “Appare in contrasto con il sistema previsto dai Decreti Presidenziali 31 maggio 1974, numero 416 e 417, l’imposizione di obblighi di semplice presenza nella scuola che non siano dipendenti da iniziative programmate e attive e rispondenti a reali esigenze delle singole scuole. Si tratterebbe infatti di presenza permanente formale che, in tal caso, non terrebbe conto della peculiare caratteristica dell’istituzione scolastica, che si differenzia della prevalente attività (quella di insegnamento destinato agli alunni) prevista dal calendario scolastico.”
Gli stessi concetti sono stati ribaditi con successive note e sentenze.
Tra queste ultime ricordiamo quella del Consiglio di Stato n. 173/1987 in cui si decretava: “…Né è ipotizzabile l’imposizione dell’obbligo della semplice presenza nella scuola indipendentemente dall’impegno in attività programmate, non trovando ciò corrispondenza nel sistema delineato dal D.P.R. n. 417/1974”.    di Paolo Pizzo

Chiamata diretta, bocciata dai docenti ma anche da tanti Presidi

mercoledì 24 maggio 2017 · Posted in ,


Una delle norme più contestate e devastanti della Legge 107 è la “chiamata diretta”, che mira a stravolgere completamente il reclutamento dei docenti.


Con essa infatti, il preside può scegliere a suo insindacabile giudizio, dall’ambito territoriale di riferimento, i docenti da far venire nella “sua” scuola con un incarico triennale che potrà o meno confermare alla fine del triennio. Cgil, Cisl, Uil e Snals, anziché battersi per l‘abrogazione di tale norma, stanno cercando, con una sorta di pre-Contratto Integrativo siglato l’11 aprile con il MIUR, di dar vita ad uno pseudo-coinvolgimento del Collegio docenti nella “chiamata diretta”.
Infatti, in tale pre-Contratto (che per ora è solo una “ipotesi”e deve ancora essere siglato in modo definitivo) viene stabilito che: a) il preside individua fino ad un massimo di 6 criteri per la scelta dei docenti; b) porta la sua proposta nel Collegio docenti, che può anche modificarla nei criteri, però sempre scelti tra 18 stabiliti dal pre-Contratto; c) se il Collegio non si esprime sulla proposta, il preside procede ugualmente a stabilire i requisiti e a effettuare la scelta; d) in caso di “inerzia” (cioè di non-decisione da parte del preside) sarà l’Ufficio Scolastico Regionale a decidere in merito all’invio di docenti nella scuola.
Il collaborazionismo che i Quattro sindacati vorrebbero imporre ai Collegi docenti non cambia di una virgola la sostanza della “chiamata diretta”, perché ciò che la rende inaccettabile è che sia il preside a scegliersi i docenti, nonché la triennalizzazione e precarizzazione del rapporto di lavoro Si tratta dunque, da parte dei Quattro, di un grave, oltre che ridicolo, tentativo di coinvolgere i docenti nell’abominio della “chiamata diretta”, facendo legittimare dal Collegio una norma così distruttiva e contestata. Noi, invece, continuiamo a batterci contro questa norma (ed altre della L.107) e ne chiediamo l’abrogazione. Conseguentemente, l’unica indicazione corretta da dare ai Collegi è quella di non avallare alcun criterio per la scelta dei docenti e di non approvare alcuna proposta del preside in tal senso. Perciò abbiamo formulato e portato nelle scuole una mozione da approvare nei Collegi che, in coerenza con le nostre lotte e la nostra posizione abrogazionista della norma , esprime la totale avversione alla chiamata diretta e il rifiuto a deliberare qualsiasi criterio proposto del dirigente. Tale mozione e altre analoghe, o derivate dalla nostra, stanno ottenendo un grande successo in centinaia di scuole finora chiamate a deliberare (in larghissima maggioranza istituti comprensivi per le Elementari mentre nella scuola dell’Infanzia, nelle Medie e nelle Superiori i tempi decisionali sono più lunghi e tali scuole verranno coinvolte via via nei prossimi giorni): e un primo parziale elenco di 120 scuole, ricavato per campione da un certo numero di province ove operiamo. A Terni alla  Scuola Media Statale "L. da Vinci e O. Nucula" la mozione cobas è passata all'unanimità del collegio docenti,  all'Istituto Comprensivo Orvieto-Montecchio, il collegio non ha deliberato sui criteri, lasciando all'USR le nomine.
Da notare, infine, che in molte scuole tanti presidi si stanno rendendo conto dei grandi rischi a cui vanno incontro, inventandosi criteri impresentabili e procedendo a scelte così contestabili che, è facile prevedere, provocherebbero ricorsi, denunce, accuse di clientelismo e nepotismo ecc. Cosicché, visto che i/le presidi non hanno l’obbligo di effettuare la “chiamata diretta”, dato che la L.107 prevede che “in caso di inerzia dei presidi, sia l’USR ad assegnare i posti in base al punteggio” , alcuni/e di essi/e non convocano nemmeno i collegi sul tema, dichiarando apertamente che lasceranno l’onere della chiamata agli USR; e molti/e altri/e, dopo che i Collegi si sono rifiutati di deliberare, optano per una salutare “ inerzia ”, girando anch’essi/e la patata bollente agli USR.
In parallelo alla vistosa crescita delle bocciature della “chiamata diretta” da parte dei docenti, ben vengano dunque tanti altri/e presidi “inerziali”.
Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS

Lettera aperta dei lavoratori autorganizzati ex Novelli in CIGS ai Consiglieri del Comune di Terni

PROPOSTA di MOZIONE dei COBAS Scuola per i Collegi dei Docenti sui criteri/requisiti per la chiamata diretta dei docenti dall’ambito territoriale per incarico triennale su scuola



Vista la convocazione del Collegio dei Docenti al fine di individuare il numero e la specifica dei requisiti tra quelli di cui all’allegato A della “ipotesi” di Contratto Collettivo Nazionale Integrativo sul passaggio da ambito territoriale a scuola per l'a.s. 2017/2018, ai sensi dell'articolo 1, commi 79 e successivi, della legge 13 luglio 2015, n. 107;

Vista la Legge n. 107 del 13 luglio 2015 ed in particolare i commi 79, 80, 81 e 82 dell’art. 1 nei quali si prevede, tra l’altro, che, “…il  dirigente scolastico propone gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all'ambito territoriale di riferimento…”, che … l'incarico ha durata triennale ed è rinnovato purché in coerenza con il piano dell'offerta formativa…” e che …l'incarico è assegnato dal dirigente scolastico e si perfeziona con l'accettazione del docente. Il docente che riceva più proposte di incarico opta tra quelle ricevute. L'ufficio scolastico regionale provvede al conferimento degli incarichi ai docenti che non abbiano ricevuto o accettato proposte e comunque in caso  di  inerzia del dirigente scolastico”;

Vista la “ipotesi” di CCNI (non ancora “perfezionata”) nella quale si prevede al comma 3 che:
Il dirigente scolastico formula la proposta di passaggio da ambito a scuola in coerenza con il Piano triennale dell'offerta formativa. A tal fine il dirigente, previa deliberazione del collegio dei docenti su proposta del dirigente medesimo, individua sino a un massimo di sei titoli ed esperienze specifiche tra quelle di cui all'allegato A, per ciascun posto vacante e disponibile, ovvero per gruppi di posti, in coerenza con il PTOF e il Piano di Miglioramento dell'istituzione scolastica. Qualora il collegio dei docenti correttamente convocato non si esprima entro 7 giorni dalla data prevista, il dirigente scolastico procede comunque all'individuazione dei requisiti e alla pubblicazione dell'avviso, nel rispetto dei termini previsti a livello nazionale”.

Vista la nota MIUR del 19 aprile 2017, prot. n. 16977 con la quale si comunica che l’ipotesi di CCNI “introduce la necessità di una deliberazione del Collegio dei docenti, su proposta del Dirigente scolastico, sul numero e la specifica dei requisiti da considerare utili ai fini dell'esame comparativo delle candidature dei docenti titolari su ambito territoriale” e comunica i termini entro i quali devono essere convocati i Collegi dei Docenti dei diversi gradi di istruzione;

il Collegio dei Docenti _____________________

ritiene di non condividere il sistema di mobilità con gli incarichi triennali delle/dei docenti, per chiamata diretta, da parte del preside (e ne chiede la abrogazione);

e ritiene, invece,
che la mobilità debba essere gestita esclusivamente con titolarità su scuola e secondo il relativo punteggio, eliminando la chiamata diretta e gli incarichi triennali decisi dal preside, garantendo la continuità della titolarità a tutte/i le/i docenti.

Ciò premesso, il Collegio dei Docenti in data ____________
DELIBERA

di NON APPROVARE ALCUN CRITERIO/REQUISITO per la cosiddetta chiamata diretta e di NON APPROVARE la proposta del Dirigente Scolastico sul numero e la specifica dei requisiti da considerare utili ai fini dell'esame comparativo delle candidature dei docenti titolari su ambito territoriale.

Anno di prova neoassunti: come viene valutato il docente. Dai criteri al ruolo del tutor, comitato e dirigente. Le FaQ

L’anno di formazione e prova per i docenti neo assunti e non volge al termine, con gli insegnanti coinvolti che hanno concluso o stanno concludendo i laboratori formativi organizzati dagli Uffici Scolastici Provinciali di competenza e che stanno ultimando, nell’ambiente Indire, il portfolio.
L’ultimo step da affrontare riguarda la valutazione finale, regolamentata (come tutto il percorso) dalla legge n. 107/2015 e dal DM n. 850/2015, e la conseguente conferma in ruolo.
Proponiamo alcune faq finalizzate ad illustrare come e su cosa si svolge la valutazione finale, gli attori coinvolti nel procedimento e le competenze di ciascuno di essi.
CRITERI DI VALUTAZIONE
D. Sulla base di quali criteri viene valutato il docente in anno di prova e formazione?
R. Sottolineiamo che la valutazione finale è volta a verificare il possesso degli standard professionali da parte dei docenti interessati. Essa si base sui seguenti criteri:
a. corretto possesso ed esercizio delle competenze culturali, disciplinari, didattiche e metodologiche, con riferimento ai nuclei fondanti dei saperi e ai traguardi di competenza e agli obiettivi di apprendimento previsti dagli
ordinamenti vigenti;
b. corretto possesso ed esercizio delle competenze relazionali, organizzative e gestionali;
c. osservanza dei doveri connessi con lo status di dipendente pubblico e inerenti la funzione docente;
d. partecipazione alle attività formative e raggiungimento degli obiettivi dalle stesse previsti.
SOGGETTI PREPOSTI ALLA VALUTAZIONE
D. Chi sono i soggetti preposti alla valutazione dei docenti in anno di prova e formazione?
R. La valutazione finale, ossia la decisione della conferma in ruolo, spetta al dirigente scolastico, tuttavia il procedimento coinvolge 3 attori principali (dirigente compreso):
1. Tutor;
2. Comitato per la valutazione dei docenti;
3. Dirigente scolastico.
TUTOR
D. Quali sono i compiti del tutor in sede di valutazione finale?
R. Il docente tutor:
1. partecipa – in qualità di membro aggregato – al colloquio che il docente neo assunto sostiene innanzi al Comitato per la valutazione dei docenti;
2. predispone un’istruttoria sugli esiti delle attività formative e sulle esperienze di insegnamento e partecipazione alla vita scolastica del docente neo assunto.
D. L’istruttoria cosa deve contenere?
R. L’Istruttoria, come suddetto, riguarda gli esiti delle attività formative, le esperienze di insegnamento e la partecipazione alla vita scolastica, tutti aspetti che devono essere adeguatamente documentati. Pertanto, tutto ciò che il tutor esprime deve essere supportato da apposita documentazione comprovante il percorso del neo assunto.
D. A chi va presentata  l’istruttoria?
R. L’Istruttoria va presentata al dirigente scolastico. Gli esiti della stessa, inoltre, vanno esposti, sempre dal tutor, (dopo che il docente neo assunto sostiene il colloquio finale) al Comitato di Valutazione.
COMITATO DI VALUTAZIONE
D. Quali sono, in sede di valutazione finale, le competenze del Comitato di Valutazione?
R.  Il comitato per la valutazione dei docenti esprime il proprio parere relativamente al superamento del periodo di prova e formazione dei docenti neo assunti.
D. Su che cosa si fonda l’espressione del parere da parte del Comitato di Valutazione?
R. Il Comitato esprime il parere in seguito al colloquio, sostenuto dal docente (in periodo di prova e formazione) innanzi allo stesso, sulla base della documentazione contenuta nel portfolio professionale del docente,  dell’istruttoria del docente tutor e della relazione del dirigente scolastico.
D. Esiste un termine entro il quale il Comitato deve essere in possesso della suddetta documentazione?
R. Sì, la documentazione deve essere trasmessa dal DS al Comitato almeno cinque giorni prima della data stabilita per il colloquio.
D. Qual è la composizione del Comitato di Valutazione in occasione del colloquio dei neo assunti e dell’espressione del suddetto parere?
R. Il Comitato è composto dal DS e dai docenti dell’istituzione scolastica: i due docenti scelti/eletti dal collegio dei docenti e il docente scelto/eletto dal consiglio d’Istituto; è integrato, inoltre, dal docente tutor. In tal caso, quindi, il Comitato viene modificato nella sua composizione, in quanto è presente il docente tutor del neo immesso e non sono presenti né i due rappresentanti dei genitori (o un rappresentante degli studenti e uno dei genitori per la scuola secondaria di secondo grado) né il componente esterno individuato dall’ufficio scolastico regionale.
D. Quando avviene l’espressione del parere da parte del Comitato di Valutazione?
R. Il Comitato si riunisce all’esito del colloquio.
D. Il parere del Comitato di valutazione è vincolante per il dirigente scolastico?
R. Il parere del Comitato è obbligatorio ma non vincolante, per cui il dirigente può anche prendere una decisione, debitamente motivata, discordante dallo stesso parere.
D. Quando deve essere convocato il Comitato di valutazione per l’espressione del summenzionato parere?
R. Il Comitato deve essere convocato dal dirigente scolastico nel periodo compreso tra il termine delle attività didattiche e la conclusione dell’anno scolastico (31 agosto).
DIRIGENTE SCOLASTICO
D. Quali sono le competenze del dirigente scolastico nell’ambito della valutazione finale dei docenti in anno di prova e formazione?
R. Al dirigente scolastico spetta la conferma o meno in ruolo del docente in anno di prova. Il dirigente valuta i predetti docenti sulla base della documentazione prodotta dagli stessi dal tutor e dell’osservazione sul “campo” dei docenti in questione; deve inoltre tenere in considerazione il parere espresso dal Comitato per la valutazione dei docenti, sebbene possa discostarsene.
L’esito della valutazione dipende dal possesso o meno, da parte del docente da valutare, delle competenze sopra riportate.
D. Cosa succede in caso di valutazione positiva?
R. Il dirigente scolastico emette motivato provvedimento di conferma in ruolo del docente in anno di prova.
D. Cosa succede in caso di valutazione negativa?
R. Il dirigente scolastico emette provvedimento motivato di ripetizione del periodo di formazione e di prova. Il provvedimento indicherà gli elementi di criticità emersi ed individuerà le forme di supporto formativo e di verifica del conseguimento degli standard richiesti per la conferma in ruolo.
D. Nel corso del secondo periodo di formazione e di prova, il tutto si svolge come nel primo periodo?
R. No, nel caso di ripetizione dell’anno di prova è obbligatoriamente disposta una verifica, affidata ad un dirigente tecnico, per l’assunzione di ogni utile elemento di valutazione dell’idoneità del docente.
D. Il dirigente tecnico produce, in merito, della documentazione?
R. Sì, il dirigente tecnico elabora una relazione, che sarà parte integrante della documentazione che sarà esaminata dal Comitato di Valutazione al termine del secondo periodo di prova.
D. Cosa succede, nel caso in cui il docente, al termine del secondo periodo di prova, è valutato ancora negativamente?
R. Il docente non ottiene la conferma in ruolo.
D. Se non si ottiene la conferma in ruolo al termine del secondo periodo di prova e formazione, il docente potrà ripetere ancora la prova?
R. No, il periodo di prova, in caso di mancato superamento per giudizio sfavorevole, può essere ripetuto una sola volta.
D. Qual è il termine ultimo entro cui il dirigente scolastico deve emettere la conferma o meno in ruolo?
R. Il termine ultimo per emettere la conferma o meno in ruolo del docente in anno di prova e formazione è il 31 agosto dell’anno di riferimento.

di Nino Sabella

Powered by Blogger.