Archive for 2017

pagamento 730 a 25 euro per i COBAS

lunedì 22 maggio 2017 · Posted in

Ricordiamo che il costo del 730 per i COBAS (compresi amici e parenti) è di 25 euro grazie alla convenzione con la CIA, CONFEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI. 
Per fruirne chiamare il 0744 421649 e prendere appuntamento con Luana, specificando che siete dei COBAS (per attivare la convenzione).

Un consiglio per il 5%: se volete potete versarlo all'associazione dei COBAS AZIMUT CF 97342300585
Un consiglio per l'8%: versatelo alla Chiesa Valdese, andranno per progetti sociali e niente alla chiesa

cobasTR'informa

domenica 21 maggio 2017

** MOZIONI dei CD su CHIAMATA DIRETTA **

Di seguito, l’aggiornamento odierno delle delibere finora comunicate ;
controllate/segnalate errori/omissioni. Continua la distinzione tra scuole
che, stante la comunicazione fatta, hanno approvato la nostra Mozione e
quelle che hanno bocciato i criteri del dirigente / rifiutato di deliberare
criteri IC Selvazzano I di Padova bocciata la proposta del DS - 2
favorevoli - 18 astenuti - 82 contrari con dichiarazione firmata da
allegare al verbale. - DD GABELLI (Torino) approvata (...)

-> http://www.cesp-pd.it/spip/spip.php?article1353


** L'alternanza scuola lavoro è un mezzo flop: tra studenti parcheggiati e
prof lasciati soli **


L’alternanza scuola lavoro è un mezzo flop: tra studenti parcheggiati e
prof lasciati soli di Chiara Organtini da espresso.it La riforma ha
introdotto l’obbligo per i ragazzi di fare esperienza in azienda. Ma se
qualcuno è stato fortunato e ha trovato possibilità interessanti,
soprattutto al Nord, tanti altri sono costretti a ripiegare sul poco che
trovano. Ecco cosa ci hanno raccontato i giovani «Lo avevo detto al
professore che così non andava. Ma mi ha risposto che non c’erano altre
(...)

-> http://www.cesp-pd.it/spip/spip.php?article1352


** Alternative alle aule del capitale umano **

Alternative alle aule del capitale umano di Roberto Ciccarelli dal
manifesto.it SAGGI. «Una bussola per la scuola», una collettanea a cura
di Angela Volpicella e Giorgio Crescenza, sulle trappole della valutazione
Quiz invalsi validi alla maturità e per accedere all’università, una
scuola basata sul modello teaching to test e sulle valutazioni biometriche
delle «competenze», il disciplinamento al lavoro gratuito e volontario
mascherato da tirocinio nell’alternanza scuola lavoro, l’ingiunzione
(...)

-> http://www.cesp-pd.it/spip/spip.php?article1351

DELIBERE COLLEGIO E PUNTI NON PRESENTI ALL' ODG

mercoledì 17 maggio 2017


La Sezione VI del Consiglio di Stato con la decisione 427 del 5/6/1979 ha espresso il suo giudizio in merito affermando che  nell’odg della seduta di un organo collegiale devono essere indicati gli argomenti che saranno trattati per fare in modo che i membri del collegio siano in grado di valutare l’importanza della seduta stessa in base agli argomenti d trattare. Nel punto “Varie ed eventuali” vanno a mancare i punti di precisioni che permetterebbero ai componenti dell’organo collegiale di conoscere gli argomenti in discussione nella seduta. La voce è, quindi, ritenuta illegittima. Da questa sentenza, pronunciata dal Consiglio di Stato, si evince, quindi, che non è obbligatorio inserire la voce “Varie ed eventuali” nell’ordine del giorno. Ma se anche tale punto fosse inserito nell’odg non sarebbe possibile deliberare gli argomenti trattati in tale voce a meno che non siano presenti tutti i membri dell’organo collegiale e non raggiungano l’unanimità.


A tal proposito si è espresso anche il TAR Puglia con la sentenza 550 del 5/2/2003 che ha affermato che una eventuale delibera assunta da un organo collegiale su una discussione di oggettiva rilevanza, non indicata nell’ordine del giorno sarebbe illegittima se non in presenza di tutti i membri del collegio che siano concordi nel trattare l’argomento.

Come avverranno le assunzioni dei prof da GaE, Graduatorie di istituto e Concorso dal 2017


– Come verranno assunti nella Scuola a partire dal 2017/2018 i docenti precari provenienti dalle graduatorie a esaurimento (Gae), dalle seconde e terze fasce delle Gi e dal concorso 2016?
Ne ha parlato Manuela Ghizzoni, deputato del Partito democratico e componente della Commissione cultura, al quotidiano Italia Oggi tracciando quattro filoni di meccanismi di entrata in ruolo dei docenti precari nelle scuole secondarie. E andrà in pensione anche il vecchio paradigma secondo il quale prima ci si abilitava, poi si accedeva al concorso e, infine, al posto fisso.
Il quotidiano Italia Oggi ha pubblicato un articolo dal titolo “Il nuovo reclutamento chiude con il passato.
Ma per avere stabilità e continuità il percorso è lungo” sul nuovo sistema di formazione e accesso al ruolo di docente alle medie e alle superiori.
Ecco il testo integrale dell’articolo: Il nuovo sistema di formazione iniziale e accesso al ruolo degli insegnanti della scuola secondaria opera un mutamento di paradigma: mai più defatiganti precariati a cui seguivano abilitazione e concorso, ma subito un concorso per accertare le competenze disciplinari e poi, solo per i vincitori, un percorso triennale retribuito di formazione, tirocinio e inserimento progressivo nella professione fino all’assunzione a tempo indeterminato.
Molta attenzione ha suscitato la disciplina transitoria, che condizionerà il successo del nuovo sistema se riuscirà a chiudere con il passato con equità, vale a dire avendo riguardo per i diritti degli attuali docenti precari, formati sul campo, dotati di esperienza e spesso in possesso dell’abilitazione all’insegnamento. Si tratta di una sfida complessa, che deve contemperare anche i diritti dei futuri docenti, i «nuovi entranti» nel mondo della scuola, e deve tenere conto dell’estrema diversificazione delle situazioni, per cui in alcune regioni e per alcuni insegnamenti il precariato storico è già esaurito o quasi, mentre in altre regioni e per altri insegnamenti in migliaia hanno già i requisiti per l’assunzione in ruolo.
La fase transitoria si rivolge a quattro categorie di precariato scolastico. La prima è formata dai docenti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento (Gae), che hanno maturato il diritto all’assunzione per disposizione della legge 107.
La seconda è costituita dai vincitori del concorso del 2016, che accederanno al ruolo sulla base della graduatoria di merito (Gm); a loro si aggiungono, per il periodo di validità della graduatoria, anche gli idonei. La terza categoria è formata dagli attuali abilitati.
Queste tre categorie si riferiscono a platee chiuse, destinate ad estinguersi, a differenza della quarta che invece continuerà ad alimentarsi in forme fisiologiche per le necessità strutturali della scuola: ci si riferisce ai supplenti non abilitati che comunque insegnano, in particolare su posti dell’organico di fatto non assegnabili a docenti di ruolo.
Gli appartenenti alla terza e alla quarta categoria non hanno maturato il diritto all’assunzione, pertanto la disciplina transitoria prevede che dovranno sottoporsi ad apposite prove e percorsi valutativi e formativi differenziati.
Un cardine di tutta la normativa è, infatti, che non si dà corso ad alcuna sanatoria, ma si graduano le prove e i percorsi di accesso alla scuola a seconda della formazione acquisita e dell’esperienza maturata.
Così gli abilitati della terza categoria confluiranno in una nuova graduatoria di merito regionale (Gmr), mentre ai supplenti della quarta categoria, in considerazione dei servizi resi per il funzionamento della scuola per almeno tre anni, sarà riservato, a regime, un concorso biennale per l’inserimento in un percorso di formazione e accesso al ruolo.
Alla graduazione dei percorsi corrisponde quella dei posti riservati ad ognuna delle categorie. Il 50% dei posti vacanti e disponibili è innanzitutto destinato all’assunzione dalle Gae.
Via via che esse si svuoteranno (in molti casi lo sono già), i posti residui andranno a disposizione, progressivamente, delle altre categorie.
La disposizione transitoria determina poi come saranno utilizzati i posti vacanti e disponibili nei primi quattro anni, dal 2017/18 al 2020/21, al netto di quelli utilizzati per le Gae.
Per i primi due anni, si tratta dei posti già banditi dal concorso 2016 e quindi andranno tutti alle Gm (ove fossero già esaurite, si attingerà dalle nuove Gmr).
Nei successivi due (fatto salvo lo scorrimento di eventuali Gm ancora vigenti), tutti i posti del 2019/20 e l’80% di quelli del 2020/21 saranno riservati alle Gmr.
Infine il 20% dei posti del 2020/21, più quelli eventualmente residuati dalle Gmr, saranno riservati ai supplenti non abilitati, secondo la graduatoria del loro concorso riservato (il primo sarà bandito nel 2018).
I posti vacanti e disponibili del 2021/22, al netto di quelli eventualmente riservati alle Gae, saranno riservati per un massimo dell’80% alle Gmr degli abilitati. Il 60% dei posti restanti (quindi al minimo il 12% dei posti iniziali) sarà riservato ai supplenti non abilitati, mentre l’altro 40% (quindi al minimo l’8% dei posti iniziali) sarà assegnato ai nuovi entranti sulla base del primo concorso che sarà anch’esso bandito nel 2018, in modo che i vincitori possano occupare i posti a loro destinati a partire dal 2021/22, dopo il triennio di formazione e tirocinio.
Queste percentuali saranno via via modificate per i posti disponibili dal 2022/23 in poi. La quota per gli abilitati scenderà dall’80% sino al 20%, che diventerà una percentuale fittizia appena la categoria sarà esaurita. La quota per i supplenti non abilitati scenderà anch’essa dal 60 al 20% a regime. In corrispondenza salirà la quota restante da assegnare interamente ai nuovi entranti.
La transizione per portare stabilità e regolarità a un sistema purtroppo viziato da scelte del passato disorganiche e contraddittorie è necessariamente lunga, ma in grado di garantire ai giovani spazi sicuri e crescenti.
Ad esempio, su 100 posti del 2029/30 (banditi con il concorso del 2026), al massimo 20 saranno riservati agli abilitati (se ve ne saranno ancora), al massimo altri 20 ai supplenti non abilitati e quindi almeno 60 ai nuovi entranti. Un sistema di vasi comunicanti che, con lo svuotamento di alcuni e il parallelo riempimento di altri, potrà grantire equità e opportunità a tutti.

PROPOSTA di MOZIONE dei COBAS Scuola per i Collegi dei Docenti sui criteri/requisiti per la chiamata diretta dei docenti dall’ambito territoriale per incarico triennale su scuola



Vista la convocazione del Collegio dei Docenti al fine di individuare il numero e la specifica dei requisiti tra quelli di cui all’allegato A della “ipotesi” di Contratto Collettivo Nazionale Integrativo sul passaggio da ambito territoriale a scuola per l'a.s. 2017/2018, ai sensi dell'articolo 1, commi 79 e successivi, della legge 13 luglio 2015, n. 107;

Vista la Legge n. 107 del 13 luglio 2015 ed in particolare i commi 79, 80, 81 e 82 dell’art. 1 nei quali si prevede, tra l’altro, che, “…il  dirigente scolastico propone gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all'ambito territoriale di riferimento…”, che … l'incarico ha durata triennale ed è rinnovato purché in coerenza con il piano dell'offerta formativa…” e che …l'incarico è assegnato dal dirigente scolastico e si perfeziona con l'accettazione del docente. Il docente che riceva più proposte di incarico opta tra quelle ricevute. L'ufficio scolastico regionale provvede al conferimento degli incarichi ai docenti che non abbiano ricevuto o accettato proposte e comunque in caso  di  inerzia del dirigente scolastico”;

Vista la “ipotesi” di CCNI (non ancora “perfezionata”) nella quale si prevede al comma 3 che:
Il dirigente scolastico formula la proposta di passaggio da ambito a scuola in coerenza con il Piano triennale dell'offerta formativa. A tal fine il dirigente, previa deliberazione del collegio dei docenti su proposta del dirigente medesimo, individua sino a un massimo di sei titoli ed esperienze specifiche tra quelle di cui all'allegato A, per ciascun posto vacante e disponibile, ovvero per gruppi di posti, in coerenza con il PTOF e il Piano di Miglioramento dell'istituzione scolastica. Qualora il collegio dei docenti correttamente convocato non si esprima entro 7 giorni dalla data prevista, il dirigente scolastico procede comunque all'individuazione dei requisiti e alla pubblicazione dell'avviso, nel rispetto dei termini previsti a livello nazionale”.

Vista la nota MIUR del 19 aprile 2017, prot. n. 16977 con la quale si comunica che l’ipotesi di CCNI “introduce la necessità di una deliberazione del Collegio dei docenti, su proposta del Dirigente scolastico, sul numero e la specifica dei requisiti da considerare utili ai fini dell'esame comparativo delle candidature dei docenti titolari su ambito territoriale” e comunica i termini entro i quali devono essere convocati i Collegi dei Docenti dei diversi gradi di istruzione;

il Collegio dei Docenti _____________________

ritiene di non condividere il sistema di mobilità con gli incarichi triennali delle/dei docenti, per chiamata diretta, da parte del preside (e ne chiede la abrogazione);

e ritiene, invece,
che la mobilità debba essere gestita esclusivamente con titolarità su scuola e secondo il relativo punteggio, eliminando la chiamata diretta e gli incarichi triennali decisi dal preside, garantendo la continuità della titolarità a tutte/i le/i docenti.

Ciò premesso, il Collegio dei Docenti in data ____________
DELIBERA

di NON APPROVARE ALCUN CRITERIO/REQUISITO per la cosiddetta chiamata diretta e di NON APPROVARE la proposta del Dirigente Scolastico sul numero e la specifica dei requisiti da considerare utili ai fini dell'esame comparativo delle candidature dei docenti titolari su ambito territoriale.

LETTERA APERTA DEI LAVORATORI EX NOVELLI IN CIGS CONTRO I “LICENZIAMENTI” DI RAPPRESAGLIA



alla ex Novelli parte la cassa integrazione, preludio del licenziamento, per chi ha scioperato

La questione Novelli giunge ad un nuovo tragico capitolo per i lavoratori.
Stamattina sono arrivate le prime notifiche della CIGS, la cassa integrazione per un anno, che di fatto è il preludio al licenziamento per quei lavoratori che avevano scioperato chiedendo il rispetto degli accordi con cui è stata consegnata l’importante azienda alimentare ad 1 euro alla famiglia Greco a fronte dell’impegno a mantenere i livelli occupazionali ed evitare licenziamenti.
Sono passati neanche cinque mesi e l’impegno è stato disatteso con la formalizzazione di 79 licenziamenti legittimati dagli accordi firmati al MISE (13 aprile) e alla regione Umbria ( 5 maggio) dalla nuova proprietà e dai sindacati confederali.
Ora accade quello che in un territorio come Terni, in una città operaia ed industriale non avremmo mai pensato potesse accadere.
La ex Novelli, oggi Alimentitaliani srl sta licenziando per rappresaglia chi ha scioperato, non ha chinato il capo, chi ha rivendicato diritti costituzionalmente garantiti per tutti.
La strada del licenziamento di rappresaglia è strutturata su due passaggi:
  • il primo è stato quello dalle ferie forzate, imposte a coloro che si accingevano a rientrare al lavoro dopo aver scioperato per otto giorni contro i licenziamenti annunciati, l’attacco ai diritti acquisiti, al salario di tutti i lavoratori.
  • Il secondo è iniziato stamattina con la notifica della cassa integrazione speciale a agli stessi lavoratori che, dopo le ferie imposte, sarebbero dovuti rientrare al lavoro.

Questa CIGS porterà tra un anno al licenziamento di quei lavoratori che avevano scioperato.
Sono infatti loro che la proprietà ha deciso arbitrariamente e in maniera assolutamente discriminatoria di espellere dall’azienda.
Non è accettabile un attacco così pesante a lavoratori che hanno scioperato per i diritti di tutti.
Facciamo appello alle forze sindacali, politiche, culturali della città, agli altri lavoratori, ai cittadini ed alle istituzioni di rompere questo assordante silenzio, di contrastare questa inaccettabile deriva padronale e di prendere una chiara posizione contro questo intollerabile attacco ed alla dignità di chi lavora, a quei diritti garantiti dalla Costituzione.
Evitiamo di creare, nel nostro territorio, un pericoloso precedente.

Terni, 10 maggio 2017

LAVORATORI AUTORGANIZZATI EX NOVELLI

CHE FARE IL 9 MAGGIO CONTRO I QUIZ INVALSI?

lunedì 8 maggio 2017



Vista l’impossibilità coatta a scioperare per il giorno 9, i colleghi che intendono opporsi ai quiz possono:
1.     inviare al preside la dichiarazione di indisponibilità a somministrare e /o correggere i quiz (in allegato trovate due modelli: 
 Spesso i presidi, pur di non avere rogne, individuano docenti “più disponibili”;
2.     se il preside insiste, fare presente che prenderete in considerazione solo ordini di servizio scritti;
3.     di fronte all’ordine di servizio scritto, è possibile fare rimostranza (in allegato); accade che i presidi si fermino qui e non facciano la reiterazione dell’ordine di servizio;
4.     se il preside non reitera l’ordine di servizio, si può tranquillamente non somministrare né correggere i quiz, senza incappare in nessun tipo di sanzione;
5.     se il preside reitera l’ordine di servizio ci sono due possibilità: o ottemperare e dunque svolgere la somministrazione e /o la tabulazione oppure rifiutarsi comunque, senza svolgere le attività relative ai quiz oppure mettendo in atto una sorta di didattica attiva capovolgendo le richieste dell’Invalsi e facendo svolgere le prove come una normale lezione: discutere la prova, allungare i tempi, non allontanare gli studenti portatori di handicap, ecc.
Occorre però avere la consapevolezza che, rifiutando di eseguire la reiterazione dell’ordine di servizio, c’è la possibilità di avere una contestazione disciplinare, probabilità che dipende in gran parte dall’atteggiamento del preside con cui si ha a che fare; la sanzione disciplinare può andare dalla censura scritta deliberata dal DS, ma può essere anche una sanzione più grave, quale per esempio la sospensione dal servizio per un tot numero di giorni senza stipendio deliberata dall ‘USR.
Occorre inoltre tener presente che potrebbe essere difficile impugnare da un punto di vista legale queste contestazioni disciplinari, in quanto le sentenze precedenti sono state tutte negative (benché in alcuni casi scandalose). In ogni caso le sedi Cobas assisteranno i docenti nell’ambito dell’eventuale procedimento disciplinare: per es. in alcuni casi la controdeduzione preparata dai Cobas alla contestazione d’addebito per il rifiuto di ottemperare all’ordine di servizio, relativo alla somministrazione e/o alla correzione delle prove Invalsi, è stata sufficiente per ottenere l’archiviazione. Ma naturalmente non vi è alcuna garanzia in tal senso. Quindi ciascuna/o di voi valuti serenamente cosa fare tenendo presente che un procedimento disciplinare non rovina la carriera a nessuno (a meno di non ambire ai bonus…).
Fate voi secondo etica, scienza e coscienza.
COBAS - COMITATI DI BASE DELLA SCUOLA

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Dopo lo Sciopero di ieri contro i Quiz Invalsi e la Legge 107 nella Scuola dell’Infanzia, nella Primaria e Media di primo grado

sabato 6 maggio 2017

Gravissimo e ultra-discriminatorio intervento della Commissione di Garanzia che impedisce ai lavoratori/trici di effettuare il 9 maggio l’analogo sciopero nella scuola Superiore    

Lo sciopero di ieri contro i quiz Invalsi e i decreti attuativi della legge 107 ha avuto un buon successo in tante città ed un risultato eccellente in particolare in Sardegna dove, anche grazie alla partecipazione di tanti genitori che hanno tenuto i figli/e a casa, un numero elevato di scuole sono state completamente chiuse per lo sciopero di docenti e ATA e.  in generale, i quiz sono saltati parzialmente o totalmente in centinaia di scuole, cosicché i disastrosi indovinelli non sono stati propinati a migliaia di alunni/e della primaria
.
Come abbiamo più volte ricordato, lo sciopero e il boicottaggio dell’Invalsi sono stati motivati dal fatto che i decreti attuativi hanno aggravato ulteriormente la centralità già attribuita ai quiz Invalsi nella valutazione delle scuole, degli studenti e dei docenti, visto che nella scuola Media di Primo grado le rilevazioni dal prossimo anno rappresenteranno requisito indispensabile di ammissione all’esame conclusivo, mentre nella scuola Superiore, dall’anno successivo, gli studenti verranno sottoposti a quiz i cui esiti saranno riportati all’esame di Maturità, per essere ammessi al quale sarà indispensabile aver svolto il test Invalsi. In questo modo, la valutazione predisposta dai docenti cederà completamente il passo a quella estrapolata dai quiz standardizzati,  con il conseguente ridimensionamento dell’intera professione docente. Gli insegnanti, per adeguarsi ai quiz, dovranno conformare la propria didattica agli indovinelli: ne emerge un modello di docente somministratore di prove standardizzate e “illustratore” di manuali per quiz, nel quadro dell’immiserimento materiale e culturale della scuola pubblica e del ruolo degli insegnanti, destinati ad un lavoro da “manovali intellettuali” tuttofare.
   
Le buone notizie, che ci sono arrivate dalle scuole ieri, sono state però oscurate dall’intollerabile e ultra-discriminatorio intervento della Commissione di garanzia (sugli scioperi) che ha reiterato, con una decisione gravissima, arbitraria e ingiusta, il divieto, emesso nei giorni scorsi, di scioperare nelle scuole Superiori il 9 maggio, giornata di effettuazione di quiz in tale ordine di scuole. Avevamo appreso una decina di giorni fa, prima con grande sorpresa e sconcerto poi con decisa indignazione, del divieto frapposto dalla Commissione di Garanzia allo sciopero del 9 maggio, divieto motivato sfruttando un sedicente “sciopero generale del Pubblico Impiego” indetto per il 12 maggio da tal “Federazione Sindacati Indipendenti” (FSI), struttura semisconosciuta e del tutto assente nella scuola. Dopo che centinaia di docenti avevano chiesto alla FSI di spostare al 9 maggio lo sciopero delle Superiori, ricevendone risposte sciocche e offensive, abbiamo inviato il 28 aprile una nota di protesta alla Commissione, in cui chiedevamo urgentemente la revoca del divieto. In essa abbiamo sottolineato quanto fosse ingiusta e discriminatoria l’imposizione, perché in passato ripetutamente la Commissione non ha applicato la “rarefazione” (cioè l’intervallo tra uno sciopero e l’altro) nel caso di sovrapposizioni tra scioperi generali e di categoria, anche perché altrimenti la convocazione di uno sciopero generale al mese da parte di chiunque impedirebbe ogni altro sciopero di settore. Tale non-applicazione è avvenuta anche ultimamente, intorno agli scioperi generali dell’8 marzo e del Primo maggio, visto che nelle settimane precedenti e successive tali date sono stati autorizzati numerosi scioperi di categoria, locali, territoriali.
   
Invitavamo la Commissione a tenere nel debito conto il fatto che gli effetti dello sciopero della FSI saranno del tutto nulli nelle Superiori, a causa della loro assenza dal comparto scuola, mentre il nostro sciopero del 9 riguardava solo questo settore e di fatto i lavoratori/trici coinvolti nella somministrazione dei quiz. Ricordavamo, infine, che la convocazione dello sciopero da parte della FSI aveva potuto precedere di poche ore la nostra solo perché avevamo dovuto attendere 10 giorni la risposta risultata poi negativa della Commissione sul quesito (che la stessa Commissione ci aveva sollecitato, garantendo una risposta rapida) a proposito della possibilità che lo sciopero potesse coinvolgere solo le attività legate alle prove Invalsi e non la normale didattica. Tutte queste argomentazioni sono state di fatto ignorate dalla Commissione, che, nel pomeriggio di ieri, dando di fatto una mano all’Invalsi, al MIUR, alla ministra Fedeli e al governo dopo il successo della prima giornata di sciopero, ha reiterato il divieto. Che le nostre ragioni fossero forti lo dimostra persino il fatto che la prima notifica di divieto ci è giunta ben due settimane dopo la nostra comunicazione di sciopero, mentre la risposta alla nostra nota di protesta, con la conferma del divieto, è giunta cinque giorni dopo la nota stessa e dopo due giorni di riunione “permanente” della Commissione.
   
Pur indignati/e per un divieto che colpisce il diritto legittimo di tanti docenti ed ATA delle scuole Superiori a scioperare contro gli assurdi quiz Invalsi, e pur più che mai convinti delle nostre ragioni, ci vediamo costretti ad ottemperare al divieto, ingiusto e assolutamente discriminatorio, per non esporre i lavoratori/trici a possibili sanzioni pecuniarie e disciplinari. Pertanto revochiamo lo sciopero da noi convocato per il 9 maggio nella scuola Media Superiore su tutto il territorio nazionale e ci auguriamo che possano essere gli studenti ad ovviare a questa nostra forzata assenza nel sacrosanto boicottaggio dei disastrosi indovinelli.
   
Piero Bernocchi   portavoce nazionale COBAS      
Stefano d’Errico   segretario nazionale UNICOBAS
    
4 maggio 2017
 

Contro i Quiz Invalsi e la Legge 107 il 3 Maggio Sciopero nella Scuola dell’Infanzia, nella Primaria e Media di primo grado

giovedì 4 maggio 2017

Mentre la Commissione di Garanzia interviene arbitrariamente contro quello del 9 maggio nella scuola Superiore
Gli otto decreti attuativi della legge 107 hanno aggravato ulteriormente la centralità già attribuita ai quiz Invalsi nella valutazione delle scuole, degli studenti e dei docenti.  Nella scuola Primaria l’Invalsi svolgerà rilevazioni nazionali nelle classi seconda e quinta, il 3 e il 5 maggio. Nella scuola Media le rilevazioni dal prossimo anno rappresenteranno requisito indispensabile di ammissione all’esame conclusivo. Nella scuola Superiore, le cui prove si svolgeranno il 9 maggio, dal prossimo anno gli studenti verranno sottoposti a quiz in inglese, italiano, matematica, i cui esiti saranno riportati all’esame di Maturità, per essere ammessi al quale è indispensabile aver svolto i quiz.
Insomma, la valutazione predisposta dai docenti cede completamente il passo a quella estrapolata dai quiz standardizzati, considerati il più “qualificato” strumento per giudicare gli apprendimenti, con il conseguente ridimensionamento dell’intera professione docente. L’Invalsi determinerà la valutazione delle scuole e delle modalità di insegnamento dei docenti che, per adeguarsi ai quiz, dovranno conformare la propria didattica agli indovinelli. Ne emerge un nuovo modello di docente “adattabile”, somministratore di prove standardizzate e “illustratore” di manuali per quiz, nel quadro dell’immiserimento materiale e culturale della scuola pubblica e del ruolo dei docenti, destinati ad un lavoro da “manovali intellettuali” tuttofare, flessibili e disponibili alle mutevoli esigenze di una sempre più cialtrona “scuola-azienda”. Per tutte queste ragioni, nel quadro della più generale opposizione alla legge 107 e agli otto decreti attuativi, abbiamo indetto per il 3 maggio (scuola dell’Infanzia, Primaria e Media di primo grado) e per il 9 maggio (scuola Superiore) lo sciopero dell’intera giornata del personale docente ed ATA, al fine di boicottare i quiz come strumento di valutazione delle scuole, degli studenti e del personale. Ma nei giorni scorsi, sullo sciopero del 9 vi è stato un pesantissimo e arbitrario intervento della Commissione di Garanzia che, sfruttando un sedicente sciopero generale del Pubblico Impiego indetto per il 12 maggio dalla Federazione Sindacati Indipendenti (FSI), struttura semisconosciuta non presente nella scuola, intende imporci la revoca dello sciopero. Dopo che tanti docenti hanno chiesto alla FSI di spostare al 9 maggio lo sciopero delle Superiori, ricevendone risposte sciocche e offensive, abbiamo inviato il 28 aprile una nota di protesta alla Commissione, in cui chiediamo urgentemente la revoca del divieto. In essa sottolineiamo quanto sia ingiusta e discriminatoria l’imposizione, perché ripetutamente la Commissione non ha applicato la “rarefazione” (cioè una settimana di intervallo tra uno sciopero e l’altro) nel caso di sovrapposizioni tra scioperi generali e di categoria, anche perché altrimenti la convocazione di uno sciopero generale al mese da parte di chiunque impedirebbe ogni altro sciopero di settore. Tale non-applicazione è avvenuta anche ultimamente, intorno agli scioperi generali dell’8 marzo e del Primo maggio, visto che nelle settimane precedenti e successive tali date sono stati autorizzati numerosi scioperi di categoria, locali, territoriali. Va inoltre tenuto conto che gli effetti dello sciopero della FSI saranno infinitesimali nelle Superiori, mentre il nostro sciopero del 9 riguarda solo questo settore e neanche tutta la scuola. Infine, va sottolineato che la convocazione dello sciopero da parte della FSI ha preceduto di poche ore la nostra per il 9  solo perché abbiamo dovuto attendere ben 10 giorni (dal 27 marzo al 6 aprile) la risposta risultata negativa della Commissione sul quesito (che la stessa Commissione ci aveva sollecitato, garantendo una risposta rapida) a proposito della possibilità che lo sciopero (di “mansione”) potesse coinvolgere solo le attività legate alle prove Invalsi e non la normale didattica. Ci auguriamo vivamente che la Commissione, alla luce di questi fatti, ripari l’ingiusta richiesta di revoca e consenta ai lavoratori/trici delle Superiori di scioperare il 9 maggio. Attendiamo per domani la risposta, e poi prenderemo le nostre decisioni, fermo restando la nostra volontà di non esporre docenti ed Ata a possibili, per quanto sommamente ingiuste, sanzioni pecuniarie.
  

NON SIAMO ASSOLUTAMENTE “SODDISFATTI” NO ALL’ACCORDO TRA ALIMENTITALIANI E SINDACATI CONFEDERALI

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato dei lavoratori autorganizzati della exNovelli in lotta contro l'accordo capestro firmato dai sindacati concertativi e di stato al MISE di Roma che è più che un accordo è la fotocopia delle richieste padronali. 
I lavoratori autorganizzati bocciano il piano padronale osannato dalla triplice sindacale (la UIL ieri legittimava esplicitamente i licenziamenti e l'attacco ai salari)
Il sindacato confederale, come sempre, fa il lavoro sporco per i padroni, cercando di far passare tra i lavoratori, attraverso  un referendum indetto in fretta e furia (ci fosse il tempo per pensare...) di sabato 22 aprile, prefestivo e preponte: 75 licenziamenti, l' esternalizzazione dei servizi, l'attacco ai diritti acquisiti, al salario accessorio, all'anzianità di servizio. 
Un regalo al padrone calabrese amico del governo e del PD che ha preso la exNovelli per 1 euro impegnandosi a non licenziare e che ora, da padrone dell'800 e con l'avallo di sindacati scendiletto attacca salari e diritti e vorrebbe  licenziare 75 lavoratori.


COMUNICATO STAMPA
NON SIAMO ASSOLUTAMENTE “SODDISFATTI”
NO ALL’ACCORDO TRA ALIMENTITALIANI E SINDACATI CONFEDERALI
La versione “ufficiale” sull’ipotesi di accordo firmato il 13 aprile 2017 a Roma dalla nuova proprietà “Alimentitaliani srl” e dai sindacati confederali di settore, nella sede del MISE, esprime “soddisfazione”, ma  noi dipendenti autorganizzati della exNovelli del SITO di TERNI ci chiediamo della soddisfazione di chi si parli, dato che questo accordo è tutt’altro che una fumata bianca e va respinto.
Dopo la discutibile cessione del 22 dicembre 2016 dell’azienda umbra alla calabrese “Alimentitaliani s.r.l.”, il sito di Terni è stato indicato come la principale fonte di “ridondanza” occupazionale, ma nonostante la volontà di tagli al personale ha continuato un percorso di pesanti sacrifici per i lavoratori, contrassegnato da incertezze sulla fruizione dei contratti di solidarietà, dalla sospensione di accordi sindacali già sottoscritti e, soprattutto, da un clima di continue vessazioni ed atteggiamenti intimidatori da parte della proprietà.
Nonostante l’attacco ai diritti acquisiti, le minacce di riduzione del personale ed il caos organizzativo determinato dal nuovo managementi lavoratori hanno continuato ad affiancare la nuova proprietà e sono stati determinati per la prosecuzione dell’azienda.
La situazione è però degenerata fino a divenire del tutto insostenibile il 29.03.2017 quando, prima di un’assemblea sindacale, la nuova proprietà ha cercato di dividere i lavoratori chiamando a colloquio riservato solamente i dipendenti che, a loro giudizio, sarebbero dovuti rimanere in forza nell’azienda.
Questo tentativo di divisione dei lavoratori ha prodotto l’immediato rifiuto tra i lavoratori ed ha portato ad un inevitabile sciopero ad oltranza. Durante lo sciopero si è però purtroppo determinata una divisione dei dipendenti, tra coloro che -considerando l’assenza di piani industriali e l’attacco frontale ai diritti, ai salari ed alla dignità dei lavoratori- ritenevano fondamentale arrivare a forme di lotta condivise per garantire un futuro dignitoso a chi lavorava e coloro che hanno abbassato la testa sottostando ai ricatti della nuova proprietà nella speranza di mantenere un posto di lavoro ad ogni costo. Nella storia delle lotte dei lavoratori la divisione è sempre stato un elemento che ha favorito i vertici e ha indebolito le lotte e le conquiste dei dipendenti.
In questa situazione si è arrivati al 10 aprile scorso, giorno in cui gli scioperanti sono stati “puniti” e messi in ferie forzate, con una condotta senz’altro ritorsiva e chiaramente antisindacale, con atteggiamento più da padroni delle ferriere dell’800 che non da moderni manager.  
 
Ciò premesso, CONFERMIAMO le nostre forti perplessità rispetto all’accettazione dell’ipotesi di accordo firmata al MISE il 13 aprile in quanto:
1- prevede un “approssimato piano industriale, del tutto insoddisfacente e carente degli elementi fondanti un piano che possa essere definito tale;
2- Relativamente alla riorganizzazione interna, esordisce con la previsione del “pieno mantenimento dei livelli occupazionali”circostanza subito dopo disattesa da tutta una serie di pesanti interventi, per altro, descritti in maniera sommaria:
·      riqualifica dei rapporti contrattuali (e quindi perdita dei diritti acquisiti e dei salari)
·      affidamento a società terza dei servizi amministrativi al netto delle risorse considerate ridondanti (e quindi licenziamenti del personale amministrativo per esternalizzare i servizi, con perdita delle conoscenze e delle professionalità accumulate, in contrasto con l’impegno di mantenere i livelli occupazionali);
·      quantificazione degli esuberi in numero di 75 dipendenti al netto dei dirigenti (anche qui in contrasto con quanto dichiarato al momento della cessione, che si sarebbero garantiti i livelli occupazionali);
·      voltura contratto di solidarietà con utilizzo dei massimali possibili;
·      ricorso alla CIGS per area di crisi complessa con deroga alla rotazione, ai criteri di scelta e a zero ore;
·      azzeramento dei superminimi, dei benefit di qualsiasi natura e annullamento degli scatti d’anzianità;
A fronte di tutto questo, non possiamo che ribadire la nostra delusione verso i sindacati che dovrebbero garantire i diritti e l’occupazione dei lavoratori e la nostra indignazione rispetto ad un accordo lesivo della dignità, dei salari, dell’occupazione e dei diritti fondamentali dei lavori.
Per questo vorremmo avere maggior tempo per riflettere e ci sembra troppo ravvicinata la data per le assemblee dei lavoratori indetta dai confederali il 22 aprile, in data prefestiva.   Invitiamo tutti i lavoratori della ex-Novelli ad esprimere una posizione critica verso un accordo-capestro che legittima pesanti licenziamenti, la perdita dei diritti acquisiti, dell’anzianità di servizio e di notevoli quote salariali.
Se accetteremo questa logica aziendale il futuro dell’azienda e dei lavoratori sarà pesantemente ipotecato.
I DIPENDENTI EX-NOVELLI AUTORGANIZZATI
 

SOLIDARIETA' ALLE LOTTE SOCIALI, AI NOTAV, AI NOTAP,NO AL DECRETO MINNITI

giovedì 6 aprile 2017

Esprimiamo piena e totale solidarietà ai militanti NOTAV della Valsusa e NOTAP del Salento colpiti dalla repressione delle lotte contro le grandi opere a tutela dei territori.
 
Intollerabili sono i recenti provvedimenti contro gli attivisti NOTAV Dana, Mattia, Massimo, Aurelio, Francesca, Stella, Nicoletta, Paolo, Michele, Fabiola, Maurizio, Mattia che - per aver presidiato il casello autostradale di Avigliana per protestare contro il ferimento di Luca Abbà- sono stati condannati a due anni di reclusione. Luca, ricordiamolo, folgorato da una scarica elettrica mentre alcuni agenti stavano cercando di raggiungerlo su un traliccio dell'alta tensione sul quale era salito per protestare contro gli espropri dei terreni del cantiere di Chiomonte.
 
Questi accadimenti sono espressione di uno Stato di polizia che si avvale di misure volte a colpire gli appartenenti ad un movimento come quello NOTAV, al fine di scoraggiare qualsiasi forma di dissenso.
 
Esprimiamo forte contrarietà al “decreto Minniti” che attribuisce alle forze di polizia poteri senza contraltare e senza controllo, per cui nell'immediato la polizia potrà far scattare i provvedimenti restrittivi, che poi solo i lenti ricorsi all’autorità giudiziaria potranno decretare illegittimi, ma intanto l'intimidazione poliziesca e la limitazione delle libertà garantite dalla costituzione rappresentano un pesante strumento repressivo.
 
Di particolare gravità rispetto ai diritti costituzionali sono i DASPO "sociali" che escono dagli stadi di calcio e vengono applicati a chi pratica le lotte sociali e politiche.
La prima prova sul campo si è avuta il 25 marzo scorso con il fermo che ha impedito a 160 manifestanti NOTAV di raggiungere la manifestazione Eurostop e con la notificazione di un foglio di via triennale ad un attivista del movimento, trovato in possesso di un coltellino da formaggio durante le perquisizioni del pullman diretto verso la manifestazione. 
Col decreto Minniti ci troviamo di fronte ad una trasformazione sempre più autoritaria dello Stato che vuole impedire a libere persone di mostrare il proprio dissenso.
 
I recenti fatti del Salento, dove anche gli stessi sindaci che si contrappongono all’opera sono stati caricati dalla polizia, dimostra il volto dello Stato quando la popolazione si oppone a decisioni calate e imposte dall'alto, attraverso forme di lotta che tutelano e difendono il territorio contro le logiche predatorie delle grandi opere.
Lotte che sono state rilanciate anche in Umbria con l'assemblea nazionale NOTUBO del 2 aprile scorso a Colfiorito, che saranno nuovamente rilanciate il prossimo 28 aprile a Perugia, presso lo spazio popolare Rude Grifo, dove si realizzerà un incontro con gli attivisti NOTAV e NOTAP e alla prossima assemblea nazionale del COORDINAMENTO NO TUBO che si terrà a Norcia il 13 maggio.

CSA Germinal Cimarelli TR, Circolo Island PG, Confederazione Cobas TR, No Devastazioni Territoriali Umbria, Palestra Popolare TR, Sana Utopia PG

A quanto ammonta il lavoro sommerso dei docenti? 1643 ore annue

mercoledì 5 aprile 2017

18 ore frontali sono solo la punta dell’Iceberg: correggere, aggiornarsi, preparare lezioni, sono solo
alcune delle incombenze dell’insegnante. Ai quali oggi si aggiungono nuovi impegni che vanno dai BES al registro elettronico.
Questo non è un articolo di parole, di recriminazioni, ma di numeri. L’insegnante lavora 1643 ore annue, circa 36 ore a settimana per 45 settimane.
A dirlo uno studio, non una approssimativa sensazione, effettuato dalla giunta provinciale dell’Alto Adige sul lavoro sommerso dei docenti.
Lo studio ha riguardato 5.200 docenti sul totale di 7.400 della provincia trentina. Numeri di tutto rispetto che danno una certezza del risultato del 100%. Dallo studio è emerso che i docenti di ruolo lavorano 1.660 ore in un anno, mentre i supplenti 1.580 ore. Coloro che maggiormente svolgono lavoro sommerso sono  i docenti delle scuole superiori, con 1.677 ore annue totali. I prof della media lavorano 1.630 ore. Gli uomini lavorano un po’ di più (hanno meno impegni casalinghi), 1.648 ore, le donne 1.639 ore in un anno.
Uno studio svolto quando non c’era il boom dei BES e DSA, nonché del registro elettronico, per i quali l’aumento di lavoro può anche superare  30%
Ed è sui numeri e sugli studi che bisognerà iniziare a confrontarsi e discutere, prima di parlare di carriera e valutazione. Iniziamo con valutare quanto già l’insegnante svolge

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