La grande truffa della Buona Scuola

martedì 9 agosto 2016 · Posted in


Appunti su formazione, concorsi, abilitazioni, su cosa è la scuola e su cosa potrebbe essere - Anche quest'anno, come ogni estate, il mondo della scuola è in subbuglio. Dopo tutto l'estate - quel periodo in cui "le scuole sono chiuse e i lavoratori della scuola sono al mare", come vuole un adagio popolare - è il momento in cui ribollono le segreterie degli istituti e si decidono le sorti di decine di migliaia di precari sparpagliati per il paese che, terminata la loro corvée il 30 di Giugno, aspettano di sapere quando e dove verranno spediti per il nuovo anno scolastico.


Quest'estate però, per non farsi mancare niente, si aggiungono altri due elementi:
la spasmodica attesa di tantissimi neolaureati che non hanno la più pallidea idea di come fare ad abilitarsi all'insegnamento (cosa che dovrebbe avvenire entro luglio 2017 per consentirgli l'iscrizione nelle graduatorie che si aggiornano su base triennale). Il famoso terzo ciclo di TFA (l'ennesimo "ultimo" TFA) si è inabissato dopo le promesse del MIUR di un bando entro la fine di luglio. I famigerati percorsi di laurea abilitanti, nel frattempo, entrano ed escono dal cono dei riflettori a seconda dello slogan più funzionale alla Giannini (e a Renzi; e al PD) in quel momento. Non si capisce come dovrebbero strutturarsi e come dovrebbero essere finanziati: l'università resta sempre quel cumulo di macerie post-Gelmini, in cui chiudono i corsi di laurea se un professore di troppo si prende la bronchite. 
Ad oggi è difficile immaginare l'istituzione di corsi finalizzati alla didattica che non passino per ulteriori soppressioni e accorpamenti, ormai talmente astratti e privi del benché minimo supporto epistemologico che potrebbe non essere lontano il giorno in cui tutti i curriculum umanistici saranno compressi nel mega-dipartimento delle "Materie a righe" e le scienze dure in quello delle "Materie a quadretti". 
Questo a voler tacere – se anche ci fosse una forma di finanziamento sostenibile – dell'idea classista di spaccare l'università tra i pochi privilegiati (privilegi di classe e non di intelletto) che possono specializzarsi in percorsi di ricerca di base e la pletora di disperati che, nell'angosciosa ricerca del "posto", saranno gettati nell'arena gladiatoria delle abilitazioni a numero chiuso. Abilitazioni che dovrebbero terminare con un anno di tirocinio (non pagato, va sans dire) al termine del quale il dirigente scolastico deciderà chi è promosso e chi torna alla casella iniziale senza passare dal via.
gli orali del concorsone. L'imbuto per i tantissimi abilitati del paese che, dopo aver già superato gli esami di abilitazione (e aver sborsato le migliaia di euro del caso), devono per l'ennesima volta essere sottoposti ad un telequiz mortificante, aleatorio nei programmi ed esoterico nei criteri di selezione (il Ministero non ha mai pubblicato le griglie di valutazione degli scritti, salvo poi – oltre il danno, la beffa – riservare una parte del test a domande volte all'accertamento delle competenze valutative dei docenti, cui era richiesto di elaborare su due piedi articolate griglie di valutazione che, invece, il MIUR ha deciso di custodire gelosamente per sé). Il risultato? Che, complessivamente, saranno assunte meno persone dei posti messi al bando (in Campania erano già circa 200 i posti impossibili da coprire dopo gli scritti e la mannaia si sta abbattendo anche sugli orali).
Purtroppo, in questo quadro assolutamente frammentario e caotico, il comparto dei lavoratori-scuola si mostra tutt'altro che unito. Ogni micro-categoria si accontenta stancamente di portare avanti la propria minuscola vertenza cercando di scippare qualcosa alle briciole che oggi sono destinate alla scuola pubblica. 
Gli abilitati TFA chiedono (giustamente, beninteso) l'assunzione diretta senza concorso, in quanto già vincitori di concorso. Gli abilitati PAS premono sul valore dell'anzianità. I non abilitati chiedono di poter partecipare comunque al concorso (altrettanto giustamente) poiché il nostro sistema scolastico gli permette tranquillamente di lavorare come incaricati sottopagati in giro per il paese e, dunque, è difficile spiegargli perché sono abbastanza professori da andar bene come precari sfruttati, ma non abbastanza professori da aspirare alla stabilizzazione. I neoassunti denunciano l'oscenità dell'algoritmo ministeriale di mobilità – anch'esso non reso pubblico e, per la stessa ammissione del MIUR, fonte di miriadi di "imprecisioni" (e sotto le imprecisioni di un software ci sono le vite delle persone che scoprono improvvisamente che, se volessero mantenere il proprio lavoro, dovrebbero trasferirsi a centinaia di chilometri dalla propria città e dalla propria famiglia).
Questo piano micro-vertenziale diventa, occasionalmente, la vetrina del politico di turno: basti pensare alle roboanti interviste rilasciate dalla Gelmini che prometteva di battersi per i precari della scuola (come fosse una passante al Bar dello Sport e non una delle maggiori artefici del disastro in cui oggi siamo immersi) o le ultimissime pasquinate di Civati contro la buona scuola (deve essere un Civati diverso da quello che ha votato la fiducia alla 107: contro le prese in giro, tifiamo omonimia).
Osceni intermezzi di questo disastro annunciato sono le notizie dei presidi che cominciano a familiarizzare con la "chiamata diretta": da quelli che chiedono ai candidati un video a figura intera (come si trattasse di un concorso di bellezza o di un Reality) a quelli che scrivono a chiare lettere che il criterio di assunzione risponderà all' "insindacabile giudizio del DS".
Da due anni le studentesse e gli studenti del paese si oppongono alla controriforma della legge 107 (la "buona scuola"). Lo fanno in piazza, nelle scuole occupate, lo fanno nonostante le denunce e le manganellate che arrivano puntualissime a ribadire la più totale cancellazione del diritto al dissenso nell'Italia renziana. Lo fanno – va detto senza mezzi termini – in totale solitudine. Con l'eccezione di qualche sparuto docente combattivo e di forme embrionali di sindacati conflittuali di categoria, le insegnanti e gli insegnanti di questo paese stentano a trovare forme di ricomposizione e di resistenza condivisa.
Le responsabilità più grandi, ovviamente, si annidano nell'odioso ruolo pressocché poliziesco dell'FLC-CGIL che, negli ultimi due anni, ha scelto la strategia del "coma farmacologico" come strumento di dialettica con il governo. I sindacati confederali si accontentano ormai di fungere da ufficio informazioni per le tante figure dei lavoratori della conoscenza, quando non preferiscono allestire carrozzoni spilla-soldi senza tanti mezzi termini: basti pensare alle decine di corsi a pagamento istituiti in cambio di titoli, buoni per fare qualche punticino in graduatoria o, magari, prepararsi per l'ennesima selezione. Questo è un dato preliminare che va assunto come dato cronico: questo pezzo è semplicemente irriformabile e il punto dovrebbe essere l'innesco di un esodo organizzato dalla federazione e l'immaginazione di un percorso sindacale autonomo, di base, metropolitano e conflittuale, anche per i lavoratori della conoscenza.
Nel frattempo c'è la possibilità che le 2 milioni di firme raccolte per abrogare i provvedimenti chiave della legge 107 (inserite all’interno dei Referendum Sociali) siano valide. Se il referendum sarà giudicato costituzionalmente accettabile, la primavera o l'estate prossima si potrebbe votare.
Se questo scenario venisse confermato resterebbe, però, insufficiente.
Ciò che si vuole abrogare è: l'obbligo di alternanza scuola lavoro, la discrezionalità dei presidi nelle assunzioni e negli aumenti di stipendio e i finanziamenti alle scuole private.
Contro tutto questo non può bastare un'eventuale croce su una scheda. C'è bisogno che le categorie coinvolte si diano una svegliata definitiva e attraversino le strade e le piazze di questo paese, in modo forte e determinato.
Solo a quel punto l'eventuale referendum ratificherebbe dal punto di vista giuridico ciò che il paese esprime dal punto di vista sociale.
Se invece chi deve fare il concorso aspetta il concorso, chi deve fare il TFA aspetta il TFA, chi non ha vinto aspetta i ricorsi (andrebbe aperta una parentesi sui finti sindacati, in realtà studi legali privati, che si fanno pagare centinaia di euro per illudere i docenti precari che avranno il loro angolo di paradiso) allora niente: il referendum (se ci sarà) sarà l'ennesimo colpo di sole estivo.
È necessario che si inverta la tendenza generale alla guerra tra poveri che il Ministero è riuscito magnificamente ad orchestrare: dall'invidia orizzontale alla rabbia verticale. Il passaggio è questo e non esistono scorciatoie.
Ogni battaglia di fazione, per gruppetti, autistica è destinata a perdere. È destinata all'isolamento oppure – quando qualcuno proverà, sparutamente, ad alzare la testa – a prendere un sacco di botte per nulla metaforiche, come è accaduto ai docenti che a Napoli protestavano contro le deportazioni del piano mobilità.
Agitazione generale del comparto scuola: insegnanti, personale ATA, studenti, famiglie. Rivendicazioni chiare e condivisibili, generalizzabili, non ombelicali.
Cancellazione della buona scuola. Ridimensionamento del potere feudale dei dirigenti scolastici. Potenziamento delle strutture scolastiche che - a Sud - significa anche stop agli esodi dei docenti: sviluppare il tempo pieno, tenendo le scuole aperte al territorio e non solo alla platea, specie nei quartieri a rischio per lavoro nero, criminalità e dispersione scolastica, significa non dover mandare in Piemonte e in Lombardia le nostre intelligenze, perché è proprio sul territorio che servono (tra l'altro, qualcuno dica a quell'imbecille fascista di Rondolino che gli insegnanti meridionali chiedono questo, ma intanto – se vuole – siamo disponibili a segnalargli una breve bibliografia sulla Questione Meridionale, a partire da tal Antonio Gramsci, la cui memoria L'Unità non si stanca mai di insultare).
Da lì, ripensare completamente la scuola a partire dalla sua funzione sociale e non dal mandato di sviluppo delle "competenze imprenditoriali" che le viene esplicitamente attribuito da dieci anni.
Resistere per una scuola "libera, laica e solidale", diceva una canzone di qualche anno fa.
Non ci meritiamo niente di meno.
di Andrea Salvo RossiPrecario-scuola di Napoli e attivista del Laboratorio Insurgencia

MOBILITÀ NON DEPORTAZIONE


In più occasioni, abbiamo avuto modo di condannare la logica scellerata dell'attuale riforma dell'Istruzione voluta dal governo Renzi, che accelera il processo di aziendalizzazione della scuola; in più occasioni abbiamo denunciato gli altrettanto scellerati tagli al personale e ai finanziamenti attuati da tutti i governi nei decenni precedenti la legge 107; abbiamo denunciato l'iniquo meccanismo di assunzione e mobilità, la discriminante logica della chiamata diretta, la perdita di titolarità di sede con l'assunzione triennale o la scelta del candidato sulla base di un colloquio, insieme ai nuovi poteri attribuiti al dirigente.


Ora, come era prevedibile, molti altri nodi vengono al pettine.
Nonostante la tanto proclamata centralità della scuola da parte dell'attuale governo, le condizioni della scuole del Sud d'Italia rimangono molto critiche: le classi in molte scuole sono troppo numerose anche in aperta violazione della legge; gli edifici inadatti e insicuri a causa dei tagli agli Enti locali; molti alunni con disabilità non hanno le necessarie garanzie in termini di assistenza, di sostegno o di continuità didattica; il tempo scuola drasticamente ridotto. Questa sistematica politica di disinvestimento ha peggiorato la qualità della scuola e ha comportato la riduzione dell’organico, rendendo ancora più instabili le condizioni lavorative di molti docenti.
Inoltre il sovrapporsi nel corso degli anni di incoerenti meccanismi di reclutamento hanno innescato una profonda conflittualità all'interno del mondo della scuola, una guerra tra docenti che ha come esito un indebolimento generale della categoria.
L'ultima fase di questa sistematica azione di divide et impera si è concretizzata nella mobilità per il prossimo anno scolastico. Le operazioni di trasferimento già compiute e pubblicate contengono numerosissimi errori, ampiamente riconosciuti anche dai funzionari dei singoli provveditorati; il funzionamento stesso del sistema centrale, sovrinteso da un complicato algoritmo, rimane in più punti oscuro, difficilmente comprensibile e sensibilmente fallace essendo state ignorate in numerosi casi le precedenze e preferenze legittimamente previste. Inoltre, la complicata successione di fasi di questo sistema di mobilità penalizza ampi strati di lavoratori con decenni di esperienza alle spalle e che ora si vedono costretti a emigrare.
Il costo sociale di questa ulteriore fase di ristrutturazione della Scuola è altissimo e anche in questo caso è il Sud a pagare il prezzo più alto e i precari storici, ormai neoassunti, sono le vittime di questo sistema. Lo Stato chiede di scegliere tra il diritto al salario e il diritto alla famiglia.
Ma come si può scegliere tra due dei principali diritti su cui si basa la nostra Costituzione?
Come sosterrà lo Stato i costi di questa disgregazione in termini di assistenza agli anziani, ai disabili e ai minori? Quale supporto sarà dato a madri e padri single, a famiglie, a nonni rimasti soli a reggere lo smembramento di interi nuclei familiari?
Chiediamo l'immediata stabilizzazione di tutti i precari, il riconoscimento di tutti i posti in organico, il diritto a lavorare nella propria regione, l'ampliamento delle assunzioni e del tempo scuola.
I posti ci sono, come c'è la necessità di tenere il più possibile aperte le scuole specie in regioni difficili. Servono docenti e ATA per farlo. Quello che manca e continua a mancare, al di là della propaganda, è l'investimento dello Stato e la volontà politica di riconoscere al Sud la dignità che merita.
COBAS DELLA SCUOLA

Chiamata diretta. Guida essenziale per l’assegnazione dei docenti alle scuole e il conferimento degli incarichi

sabato 30 luglio 2016

– Dopo la pubblicazione da parte del MIUR delle ultime disposizioni sulla  “chiamata per competenze” tocca ora ai DS individuare i docenti con competenze professionali coerenti con il Piano Triennale dell’Offerta Formativa e con il Piano di Miglioramento. La Nota n. 2609 del 22.07.2016. Indicazioni operative per l’individuazione dei docenti trasferiti o assegnati agli ambiti territoriali e il conferimento degli incarichi nelle istituzioni scolastiche si rifà ai commi 79-82 della Legge 13 luglio 2015, n. 107  che definisce i termini dell’azione amministrativa.
Chi è coinvolto
La chiamata diretta riguarda i neoimmessi in ruolo che sono stati assegnati ad un ambito territoriale.
nello specifico:
  • i docenti della fase B che non sono riusciti ad entrare nel primo ambito.
  • i docenti assunti da concorso nell’a.s. 2015/16 nelle fasi B e C  (titolarità solo su ambito).
  • i docenti neo assunti da GaE al 1/9/2015 nelle fasi B e C del piano di assunzioni
  • i docenti neo assunti da GaE e da concorso al 1/9/2015 nelle fasi 0 e A
  • i docenti assunti da fase B e C dal concorso del piano di assunzioni.
  • I docenti che saranno immessi in ruolo dall’1.9.2016.
Sono esclusi:
  • i docenti che faranno domanda di utilizzazioni e assegnazioni provvisorie,
  • i docenti in ruolo che prima del 2015/16 che hanno fatto domanda di mobilità.
Per l’a.s. 2016/2017 sono previste  due fasi:
  1. i dirigenti scolastici devono indicare i requisiti richiesti con specifici avvisi e i docenti devono dichiararne il possesso;.
  2. l’USR assegna le sedi ai docenti rimasti senza cattedra dopo la fase 1.
FASE 1
Questi sono i compiti del Dirigente scolastico:
  • Definisce i criteri, da 3 a 6 suggeriti dall’allegato A: esperienze, titoli di studio, titoli universitari, culturali e certificazioni, attività formative… (ma può integrarli con propri che richiedano altre competenze o individuarne sono alcuni in quanto le Linee guida non sono prescrittive).
  • Se lo ritiene opportuno può indicare un ordine di priorità nel possesso di tali requisiti.
  • Pubblica uno più avvisi con il numero dei posti dell’organico dell’autonomia vacanti e disponibili seguendo questa tempistica:
    – dal 29 luglio  per infanzia e primaria
     dal 6 agosto per le scuola secondaria di primo grado
    – dal 18 agosto per la scuola secondaria di secondo grado
  • Valuta la corrispondenza del curricolo di coloro che si sono auto-candidati, proponendo se lo ritiene opportuno, un eventuale colloquio (che può avvenire in presenza oppure con videochiamata, skipe).
  • Individua quindi il docente e ne motiva la scelta con questa tempistica:
    – entro il 18 agosto per infanzia e primaria, scuola secondaria di primo grado
    – entro il 26 agosto per i docenti della scuola secondaria di secondo grado
  • Il DS infine pubblica gli esiti degli incarichi assegnati.
Questi sono i compiti del Docente:
  • Può inserire il curricolo su Istanze online, dove è stato predisposto un modello predefinito seguendo questa tempistica:
    – dal 29 luglio al 4 agosto per infanzia e primaria
    – dal 6 al 9 agosto per la scuola secondaria di primo grado
    – dal 16 al 19 agosto per la scuola secondaria di secondo grado
  • Comunica quindi via mail la propria autocandidatura alle scuole, seguendo la tempistica indicata negli avvisi.
  • Partecipa agli eventuali colloqui per illustrare il proprio curricolo.
  • Infine opera una propria scelta e accetta uno degli incarichi proposti.
FASE 2
  • Ai docenti rimasti senza sede l’USR competente assegna gli incarichi sulle sedi rimaste disponibili seguendo l’ordine di preferenza (se indicato nella domanda).
 Al termine di entrambe le fasi i docenti assegnati alle scuole sottoscrivono l’incarico triennale. Dopo il 1 settembre si svolgeranno le operazioni relative ai docenti neoassunti 2016/2017 da GAE e/o da graduatorie di merito.

Neoassunti: superamento anno di prova e ricostruzione della carriera

– In questi giorni in moltissime scuole italiane, si stanno riunendo i “Comitati per la valutazione dei docenti”, per esaminare le relazioni finali dei docenti neoassunti e dei loro tutor al fine del superamento dell’anno di prova.
Oltre ai neoassunti, hanno partecipato a questo rito anche i docenti che sono passati di ruolo. Come previsto dall’art.13 comma 1 del DM 850/2015, al termine dell’anno di formazione e prova, nel periodo intercorrente tra il termine delle attività didattiche  compresi gli esami di qualifica e di Stato e la conclusione dell’anno scolastico, ilComitato è convocato dal dirigente scolastico per procedere all’espressione del parere sul superamento del periodo di formazione e di prova. I docenti neoassunti sono chiamati a colloquiare alla presenza del Dirigente Scolastico e dei docenti facenti parte del Comitato. All’esito del colloquio, come scritto nell’art.13 comma 3 del DM 850/2015, il Comitato si riunisce per l’espressione del parere di superamento o meno dell’anno di prova del neoassunto. Dopo il superamento dell’anno di prova, il docente dovrà incominciare a pensare alla propria ricostruzione di carriera.
Che cosa è la ricostruzione di carriera? La ricostruzione di carriera è un protocollo che consente di far valere i servizi di insegnamento, valutabili e riconoscibili, svolti precedentemente all’assunzione in ruolo, per ottenere il riconoscimento dell’anzianità e una classe stipendiale più elevata. La ricostruzione di carriera è un atto che deve essere richiesto alla segreteria della scuola di servizio di titolarità definitiva. Per cui i neoassunti dovranno attendere la mobilità e vedere a quale scuola saranno assegnati.
Per cui il docente neoassunto potrà presentare richiesta di ricostruzione della carriera a partire dal 1° settembre 2016, se presentata prima, sarà considerata intempestiva e non presa in considerazione.
Ma quali sono i tempi legali per la presentazione della ricostruzione di carriera dei docenti? I tempi sono precisati nel comma 209 dell’art.1 della legge 107/2015, in cui è specificato che le domande vadano presentate dal 1 settembre al 31 dicembre di ogni anno. Nella domanda, rivolta al Dirigente scolastico, si devono elencare tutti i servizi valutabili con dichiarazioni sostitutive delle relative certificazioni, ai sensi del DPR 445/2000. Oltre la domanda per la ricostruzione della carriera, si può presentare la domanda ai fini previdenziali e del trattamento di fine rapporto. Le domande ai fini previdenziali servono ad incrementare, attraverso il ricongiungimento e il riscatto degli anni universitari e deiperiodi lavorativi validi per la futura pensione. In buona sostanza è consigliabile ricordare ai neoassunti di preparare tutto il materiale utile per queste domande, perché se non lo faranno da settembre a dicembre, perderanno un anno di tempo per ottenere il diritto dell’adeguamento dello stipendio e degli arretrati dovuti.

A GIUGNO I DOCENTI NON DEVONO STARE NELLE SCUOLE VUOTE

Sono numerose le richieste di chiarimenti che arrivano ai Cobas della scuola da parte dei docenti che, terminate ormai le lezioni, sono obbligati dai presidi-podestà ad inutili quanto illegittime presenze nelle scuole vuote a presidiare il nulla della malascuola di Renzi e Confindustria.
Ricordiamo che se non sono i lavoratori a lottare per i loro diritti e contro i soprusi dei presidi-sceriffo saremo sempre di più costretti alla ulteriore svendita di quanto conquistato con le lotte nei decenni passati, cosa che avviene con la complicità dei sindacati di regime e/o concertativi che hanno già svenduto salari e pensioni per garantirsi qualche prebenda di casta.
Ricordiamo qui sotto quali sono gli obblighi di servizio  e i riferimenti normativi che dirigenti e docenti devono rispettare e che i docenti devono esigere siano rispettati. In caso di violazione mettetevi in contatto con i Cobas della scuola per la vertenza.
LE NORME AFFERMANO CHE NON SIAMO PASSACARTE....
Gli artt. 28 e 29 del CCNL/2007 definiscono puntualmente gli obblighi di lavoro del personale docente articolati in attività di insegnamento ed in attività funzionali all’insegnamento.
Quando le lezioni sono terminate l’attività obbligatoria di insegnamento (art. 28) non è più dovuta, per l’ovvia constatazione che mancano gli allievi a cui insegnare (l’art. 1256 del c.c. libera il docente da ogni obbligo).
Le attività funzionali all’insegnamento (art. 29) sono così suddivise: 40 ore annue per la partecipazione alle riunioni del collegio docenti e ulteriori 40 ore annue per la partecipazione ai consigli di classe, di interclasse, di intersezione.
I due tipi di impegni non possono essere sommati. Le ore non vanno confuse o considerate “intercambiabili”. Si fa dunque riferimento a 40+40 ore (distinte) e non ad 80.
A queste si aggiungono ovviamente le attività obbligatorie in riferimento agli scrutini ed esami, compresa la compilazione degli atti relativi alla valutazione (tali attività non sono ricomprese nelle 40+40 ore).
Ricordiamo che se il docente ha già raggiunto le 40 ore annue per la partecipazione alle riunioni del collegio docenti e sono previsti altri incontri, ha titolo o al pagamento delle ore aggiuntive o all’esonero dalla partecipazione.
Nel contratto non si rinviene obbligo alcuno a carico dei docenti quando le lezioni sono sospese (mese di giugno compreso), salvo che per la parte residua degli obblighi relativi alle attività collegiali, sopra citate, di cui all’art. 29 del contratto.
Le uniche prestazioni che possono essere richieste nel periodo di sospensione delle lezioni sono dunque le attività funzionali all’insegnamento relative a scrutini ed esami, riunioni di collegio docenti e consigli di classe, ma solo se programmate, cioè comprese nel piano approvato dal collegio a inizio d’anno, e nella quantità fissata dal CCNL/2007.
Il Piano annuale delle attività del personale docente viene adottato all’inizio dell’anno scolastico su proposta del dirigente e può essere aggiornato in corso d’anno sulla base delle esigenze che a mano a mano si presentano.
L’aggiornamento del Piano ed eventuali impegni aggiuntivi deve comunque coinvolgere il collegio docenti, organo rappresentativo di coloro che poi a quel Piano devono dare coerente attuazione
I docenti, dunque, nel periodo in cui non vi è lezione ed escludendo ciò che prevede il Piano delle attività NON possono essere obbligati (neanche con un ordine di servizio):
  • Alla presenza a scuola secondo il loro normale orario d’insegnamento;
  • A recarsi tutte le mattine a scuola per firmare il registro delle presenze;
  • Ad attività di riordino della biblioteca o altre attività normalmente “estranee” all’insegnamento;
  • Ad adempiere a qualsiasi attività prevista in un “elenco” di impegni stilato autonomamente dal Dirigente e non previsto nel Piano delle attività.
Ciò vale per qualsiasi ordine di scuola a lezioni terminate.
L’unica eccezione è per i docenti di II grado non impegnati negli esami. 
L'art. 11 dell'OM. n. 41 dell'11 maggio 2012 prescrive: “Il personale utilizzabile per le sostituzioni, con esclusione del personale con rapporto di lavoro di supplenza breve e saltuaria, deve rimanere a disposizione della scuola di servizio fino al 30 giugno, assicurando, comunque, la presenza in servizio nei giorni delle prove scritte..
“Rimanere a disposizione” non vuol dire però obbligo della presenza o della firma per tutti i giorni che vanno dal termine delle lezioni al 30/6. Non a caso il comma poi specifica “assicurando, comunque, la presenza in servizio nei giorni delle prove scritte”.
Ricordiamo inoltre a tutti la Nota ministeriale prot. n. 1972 del 30 giugno 1980, che già all’epoca chiariva la questione: “Appare in contrasto con il sistema previsto dai Decreti Presidenziali 31 maggio 1974, numero 416 e 417, l’imposizione di obblighi di semplice presenza nella scuola che non siano dipendenti da iniziative programmate e attive e rispondenti a reali esigenze delle singole scuole. Si tratterebbe infatti di presenza permanente formale che, in tal caso, non terrebbe conto della peculiare caratteristica dell’istituzione scolastica, che si differenzia della prevalente attività (quella di insegnamento destinato agli alunni) prevista dal calendario scolastico.”
Gli stessi concetti sono stati ribaditi con successive note e sentenze. Tra queste ultime ricordiamo quella del Consiglio di Stato n. 173/1987 in cui si decretava: “…Né è ipotizzabile l’imposizione dell’obbligo della semplice presenza nella scuola indipendentemente dall’impegno in attività programmate, non trovando ciò corrispondenza nel sistema delineato dal D.P.R. n. 417/1974”.
Stralcio della sentenza del Tribunale di Trento del 23/01/2004:“…In difetto di una delibera da parte del collegio dei docenti di programmazione di determinate attività in concomitanza con lo svolgimento degli esami(…), gli insegnanti non nominati nelle commissioni d’esame non sono tenuti ad essere presenti a scuola…”.
Stralcio della sentenza del Giudice del Lavoro di Napoli, r.g. 5344/2006: durante la sospensione dell’attività didattica possono essere effettuate solo attività funzionali all’insegnamento di carattere collegiale previste nel Piano Annuale delle Attività deliberato dal Collegio nel mese di Settembre (eventualmente integrato con delibere successive) e, comunque, nel rispetto delle 40 + 40 ore annue di attività collegiale”.

2 GIUGNO PRANZO SOCIALE DEI COBAS UMBRIA

lunedì 30 maggio 2016

anche quest'anno, dopo le lotte e le manifestazioni contro la legge 107/15, contro l'attacco ai diritti ed ai salari ci ritroviamo a tavola contro la concertazione sindacale, il jobs act e le pensioni a 70 anni, in attesa che le piazze nostrane si incendino prendendo a modello i lavoratori, le lavoratrici, i precari e le precarie francesi ci mettiamo a tavola per celebrare le lotte, la compagneria e la solidarietà...
E' ARRIVATO IL PRANZO SOCIALE DEI COBAS.

GIOVEDì 2 GIUGNO ALLE ORE 13,00 CI VEDIAMO  ALL'AGRITURISMO "LA RIPPJA" di SPOLETO, LOC. Mustacciole

COSTO PER PARTECIPANTE 10 €  (IL RESTO LO METTONO I COBAS), OGNI ISCRITTO/A PUO' PORTARE UN AMICO/a, ECC.

per prenotare da TERNI e PROVINCIA FRANCO 328 6536553
                        da PERUGIA E PROVINCIA PATRIZIA 340 8984708

IL MENU' DI QUEST'ANNO:
ANTIPASTO DELLA CASA (e già questo basterebbe...)
PRIMI
Strangozzi al tartufo &
Tagliatelle ai brugnoli di stagione
SECONDO
Capretto ed Agnello al forno
CONTORNO
Patate, verdura cotta, insalata
DOLCE DELLA CASA

CI VEDIAMO IL 2 GIUGNO....

BASTA ANDARE AL LAVORO COME IN GUERRA : PRIMA DI TUTTO LA SALUTE , TYSSEN KRUPP FUORILEGGE !

lunedì 16 maggio 2016

A 9 anni dal rogo che uccise i 7 operai della Tyssen Krupp di Torino , la Cassazione ha messo fine a 8 anni di processi, condannando definitivamente proprietari e dirigenti, quest'ultimi in carcere già ieri sera, per i proprietari ci sarà il mandato di cattura internazionale.
Il procuratore Guariniello che aveva avviato l'inchiesta, in conclusione aveva richiesto e ottenuto il rinvio a giudizio “ per omicidio doloso”. Per questo delitto i processati furono condannati in 1° e 2° grado, poi la Cassazione decise di rubricare il reato a “ omicidio colposo” , così che nel nuovo Appello le pene vennero ridotte a quelle che questa Cassazione ha confermato.
I parenti delle vittime straziati da questo lungo viatico , infine hanno gridato “ Vittoria”, in quanto fino all'ultimo si è rischiata la prescrizione, vista la richiesta de PG di accusa per l'annullamento !
E che dire del comportamento del governo Renzi , che attraverso Leggi come il Jobs act e sblocca Italia hanno legittimato abusi di ogni sorta da parte del padronato e degli speculatori , a danno della salute-sicurerrzza dei lavoratori e delle popolazioni ??!   Tanto che, il 19 gennaio 2016 uno dei dirigenti Tyssen condannato a 6,3 anni, Marco Pucci, era stato nominato Direttore Generale dell'ILVA di Taranto !!
Quella stessa ILVA, che nonostante numerosi processi e condanne dei criminali proprietari e manager, non la si vuole risanare, anzi la si mette in vendita a speculatori “ indiani,turchi,cinesi”(in combutta con il Gruppo Marcegaglia) , così che le bonifiche non si faranno mai e i lavoratori + la popolazione continueranno a morire di tumori.

Pur capendo la soddisfazione dei parenti delle vittime, c'è poco da essere soddisfatti .
Ad una sentenza che giunge in porto, ce ne sono 100 che vengono insabbiate, o non giungono a condanna perché prescritte o perché i responsabili vengono assolti.
Così avviene per gli “ esposti amianto”, la cui sentenza Eternit grida vendetta, insieme a quella Olivetti e altre ancora. Nel mentre l'amianto continua a falcidiare 1500 morti l'anno e verso il picco, previsto al 2020-25., se ne prevedono 3500-4000/anno.
Una STRAGE documentata, per la quale però la magistratura non procede per il “ reato di strage”, che non si prescrive,bensì per quelli più deboli e prescrivibili di “omicidio colposo o doloso”.
Una STRAGE PERMANENTE ,quella di 4 morti al giorno, di milioni di incidenti e migliaia di nuovi malati professionali l'anno : queste le terribili cifre costanti, ancora nel 2015 certificate  dall'Inail , nonostante la drastica riduzione occupazionale.
Lavoro precario e al nero,Jobs act e riduzione Ispezioni, contratti in deroga e inconsistenza degli RLS, inadempienze degli Enti preposti ai controlli e lasciar fare , sono all'origine di questo “andare al lavoro come in guerra”
Per quello che può , la Confederazione Cobas raccomanda ai lavoratori “innanzi tutto la salute” , attraverso l'autotutela della salute-sicurezza dei lavoratori, sia come battaglia collettiva contrattuale che come autodifesa individuale che i Cobas supportano con legali e tecnici.
Allo stesso tempo i Cobas si fanno promotori e/o sostengono campagne per il diritto alla salute e sicurezza del lavoro, come quella presente “LIBERI DALL'AMIANTO” : per giungere a bonificare tutti i luoghi inquinati (zone industriali, infrastrutture, città e paesi); a istituire il “registro dei tumori”( e misurare “incidenza-prevalenza-sopravvivenza”) tutt'ora colpevole mancanza ; a fare lo screening della popolazione a rischio e a disporre la Sorveglianza Sanitaria Gratuita ; a risarcire le vittime e i loro parenti .

Roma 15/5/16                                 CONFEDERAZIONE COBAS

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